Il Tar spiana la strada al colosso da smontare

16 Settembre 2019

L’ex Merker di Tocco da Casauria vince la sfida contro Consorzio e Regione La nuova proprietà polacca può ridimensionare tutto senza pagare maxi oneri

TOCCO DA CASAURIA. Gli oneri di concessione si pagano una volta sola, basta la prima, quando la fabbrica si insedia. Gli eventuali successivi proprietari non debbono sottostare, anche loro, allo stesso balzello. Così il Tribunale amministrativo di Pescara, con una sentenza pilota, dà lo stop a una redditizia consuetudine del Consorzio industriale Pescara Chieti che, seppure in gravissima crisi, ha cercato finora in tutti i modi di fare cassa. Ma, allo stesso tempo, il Tar sblocca anche l'operazione dell’ex Merker di Tocco da Casauria che consiste nella demolizione e nel ridimensionamento, come se fosse una costruzione Lego, di quella che doveva essere la più grande fabbrica di rimorchi d'Europa, il volano dell’economia abruzzese al pari di Sevel e Honda.
DAL SOGNO AL CRAC. Dopo dieci anni svanisce il grande sogno della Val Pescara. Un sogno segnato all’inizio da assunzioni a pioggia di operai ma poi da retate, manette e processi per i manager accusati di un crac da 250 milioni di euro. Acquistata da una nuova società, giunta in Abruzzo dalla Polonia, in accordo con un marchio italiano, oggi l’ex Merker di Tocco da Casauria è stata quasi totalmente smontata e quindi ridotta. Ma, improvvisamente, il nuovo acquirente si è trovata di fronte una stangata di oltre 200mila euro imposta dal Consorzio industriale. Una tassa indubbiamente salata che i giudici hanno deciso di cancellare con la sentenza che pubblichiamo.
ECCO LA FRASE CHIAVE. Non è un’esagerazione affermare che gli effetti di questa sentenza si estendono a decine di altri casi di aziende chiuse, vendute, riaperte e tassate per la seconda volta. Ma «l'obbligo di versare un contributo per la realizzazione delle opere infrastrutturali che il consorzio dovrà a sua volta fare nel comparto industriale di riferimento, sorge indubbiamente al momento dell'assegnazione dei relativi lotti», scrivono i giudici Renata Emma Ianigro (presidente del Tar Pescara) e Rosanna Perilli, «nel caso di specie, è evidente che la società ricorrente non riveste il ruolo di prima assegnataria dell'area», e quindi «non è affatto prevista che la corresponsione degli oneri di urbanizzazione sia dovuta ad ogni successivo trasferimento di proprietà perché, di fatto, costituirebbe una duplicazione contributiva». Cioè niente tassazione doppia.
Questo è, testualmente, il principio sancito dai giudici amministrativi pescaresi, un principio che da oggi fa esultare anche altre imprese ma allo stesso tempo mette i commissari liquidatori del Consorzio, appena rinominati dalla giunta regionale di Marco Marsilio, ancora più in difficoltà. Facciamo però un passo indietro.
LE TAPPE. Con atto notarile del 28 settembre 2018 la Wielton, azienda di Lodz, città polacca di 700mila abitanti, acquista dalla “Compagnia italiana rimorchi”, in liquidazione e in concordato preventivo, il complesso immobiliare “ex Merker”.
L’8 novembre, sempre del 2018, l'azienda venuta dall'Est richiede al Consorzio industriale l'assegnazione dell'ex colosso dei rimorchi per Tir «previa rinuncia dello stesso Consorzio al diritto di prelazione». Esattamente il giorno dopo, la Wielton presenta la segnalazione certificata di inizio attività per la demolizione del grande capannone destinato alla produzione, del capannone gemello dove erano stati sistemati i servizi e della galleria di collegamento, con la conseguente maxi riduzione della superficie destinata all'attività produttiva.
Ma arriviamo al 7 dicembre dello scorso anno quando il Consorzio chiede all'azienda polacca la corresponsione del «contributo per spese generali e degli oneri di urbanizzazione, ridotti della metà», così recitava testualmente l'atto impugnato davanti al Tar.
L’ULTIMO ATTO. A febbraio del 2019 comincia l’ultimo atto quando il ricorso viene depositato e vede opposti tra di loro la Wielton insieme all'italiana Viberti Rimorchi, assistiti dagli avvocati Giulio Cerceo e Gianluca Di Blasio, contro il Consorzio dell'area Pescara Chieti assistito dagli avvocati Marina D'Orsogna e Ugo di Silvestre, e la Regione Abruzzo.
I primi chiedono l'annullamento della delibera consortile del 7 dicembre 2018 con la quale erano stati disposti sia l'assegnazione del lotto di Tocco da Casauria, acquistato dalla Curatela fallimentare della Compagnia italiana rimorchi, sia il balzello di oltre 200mila euro.
PARLANO I GIUDICI. Ma l’onere non è dovuto, dice infine il Tar, perché: «Non può ritenersi giustificato il pagamento richiesto dal Consorzio alla società ricorrente, a titolo di oneri di urbanizzazione, per il semplice diretto trasferimento del complesso industriale alla ricorrente che intende esercitarvi la medesima attività, senza modificazioni né ampliamenti, avendo presentato una domanda per mera attività di demolizione». Questo è il verdetto. E da qui riparte l’ex Merker. Ma il sogno di centinaia di assunzioni e migliaia di rimorchi sfornati, che avrebbero fatto grande la Vallata del Pescara, è ormai svanito. Smontato come la fabbrica-colosso di Tocco da Casauria .