«Il terrore ti porta via un pezzo di famiglia»

23 Dicembre 2016

Il ricordo del cugino Giulio: «Ciao, sorella d’Europa». E i parenti abbassano le saracinesche del bar

SULMONA. «Il terrore non ha pietà, non chiede, sbrana. Ti fa a pezzi e ti porta via un pezzo della tua famiglia. La mia famiglia è molto numerosa da parte di babbo, siamo tanti cugini e magari non ci si sente o vede così spesso, siamo un po’ sparsi ovunque: c’è chi è a Roma, Milano, Sulmona, Napoli, Contursi, Stati Uniti, Sud America o Berlino. Già, Fabrizia, mia cugina, viveva e lavorava lì, nella capitale tedesca. Qualche contatto tra noi, avevamo un percorso di studi simile, interessi in comune, una visione comune». Sono alcuni passaggi del toccante messaggio affidato a Facebook da Giulio Di Lorenzo, cugino di Fabrizia.

«Lungi da me suscitare pietà», riprende, «ma una riflessione che in queste ore tremende vorrei condividere, anche come forma di sfogo: non è mai stata cruda quanto vera questa frase: ti portano via tutto e tu rimani impietrito, immobile, inutile. La prossima volta potrebbe toccare a te o a qualcuno vicino a te. È successo lunedì durante l’attentato ai mercatini di Natale a Berlino. Si sono portati via Fabrizia, con il suo sorriso. Ed è tremendo. Credetemi, è stato un colpo all’anima pazzesco. Vorrei che l’Europa, il senso comune di vicinanza tra noi tutti non necessitassero di questi episodi orribili per essere espressi o palesati. Tra poco è Natale, state in famiglia, vogliatevi bene, amatevi, fate la pace, perché è di pace che abbiamo bisogno. A partire da tutti noi. La pace porta alla libertà, la libertà alla felicità. Il mio abbraccio va a tutta la mia famiglia. Ciao Fabrizia, sorella d’Europa. A te il mio abbraccio più grande, quello che non sono riuscito a darti».

I pochi parenti rimasti a Sulmona, appena appresa la triste notizia, hanno abbassato le saracinesche del bar di cui sono titolari davanti a palazzo dell’Annunziata.

«Il dolore è troppo grande per parlare», afferma lo zio Francesco Bianchi, «dalla sera di lunedì avevamo temuto per le sorti di Fabrizia, ma fino all’ultimo siamo rimasti aggrappati alla speranza che fosse scampata alla strage e avesse solo perso la memoria cadendo in confusione e vagando per la città di Berlino. Aspettavamo una telefonata che mettesse fine all’incubo terribile che stavamo vivendo».

I parenti hanno voluto sottolineare la piena vicinanza delle istituzioni alla famiglia Di Lorenzo.

«Il comandante della compagnia carabinieri di Sulmona si è messo subito a disposizione trovando un volo disponibile per la Germania», conclude Francesco Bianchi, «già poche ore dopo l’attentato e grazie a lui la madre e il fratello di Fabrizia hanno trovato posto su un’aereo di linea partito da Ciampino per raggiungere Berlino».

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