Il tesoro ritrovato di Neruda: mille versi che cantano l’amore

20 Giugno 2014

Il materiale inedito, composto tra il 1956 e il ’60, nelle carte lasciate da Matilde Irrutia, ultima moglie del Nobel cileno

Una ventina di poesie inedite di Pablo Neruda - lo scrittore cileno Premio Nobel per la Letteratura 1971, considerato uno dei più grandi poeti del ventesimo secolo - è stata ritrovata, insieme ad altri manoscritti finora sconosciuti, negli archivi della fondazione che porta il nome dell'autore. Poesie e manoscritti saranno pubblicate entro la fine dell'anno dalla casa editrice Seix Barral.

Una notizia che farà senz’altro gioire gli appassionati e i cultori della poesia, ma soprattutto quanti amano le opere di Ricardo Elizer Naftali Reyes Basoalto, vero nome del poeta nato a Parral, nella regione del Maule, il 12 luglio 1904 e morto nel 1973 in un ospedale di Santiago del Cile all’età di 69 anni, ufficialmente di tumore, mentre si apprestava ad affrontare un nuovo esilio dal regime di Pinochet.

Si tratta di un migliaio circa di versi, composti fra il 1956 e la fine degli anni '60, raccolti a volte in poesie molto brevi ed altre in opere che si estendono su varie cartelle, scritti per lo più su carta da ciclostile ingiallita, ai quali si aggiungono frammenti di prosa, discorsi e conferenze letterarie, ritrovati fra le carte ricevute dalla Fondazione Neruda nel 1987, dopo la morte di Matilde Irrutia, terza e ultima moglie dello scrittore.

Gran parte delle poesie sono d'amore e secondo Pere Gimferrer, esperto della Seix Barral, «non si tratta di poesie qualunque», bensì di opere che dimostrano «il potere dell'immaginazione, la straripante pienezza espressiva e lo stesso talento tanto per la passione erotica o amorosa come per l'invettiva, la satira o il minimo dettaglio della vita quotidiana» di Neruda.

La casa editrice ha diffuso un breve frammento di questi versi inediti (vedi tabella sopra): «Riposa la tua pura anca e l'arco di frecce bagnate/ estende nella notte i petali che formano la tua forma/ che risalgono le sue gambe di argilla il silenzio e la loro chiara scala/ scalino dopo scalino volando con me nel sogno/ io sento che ascendi allora verso l'albero cupo che canta nell'ombra/ Scura è la notte del mondo senza di te amata mia/ E distinguo appena l'origine, comprendo appena la lingua/ Con difficoltà decifro le foglie degli eucalipti».

Seix Barral pubblicherà questi versi ritrovati negli archivi della Fondazione entro fine anno, in coincidenza con il 110º anniversario della nascita di Neruda, il prossimo 12 luglio, e i 90 anni della pubblicazione di “Venti poesie d'amore e una canzone disperata”, uno dei libri più noti dell'autore cileno. Sarà il terzo volume di inediti pubblicato postumo, dopo “Fiume invisibile” (prosa e poesia giovanile, 1980) e “Quaderni di Temuco” (poesia adolescente, 1996).

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