Il titolare: «Così non si può più lavorare»

11 Aprile 2022

Fedele: «Yelfry un bravissimo ragazzo, non può essere che uno entra in un locale e spara, Pescara merita più sicurezza»

PESCARA. «È una cosa assurda, non posso pensare che apro un’attività in pieno centro, investo i soldi e che un ragazzo di 23 anni che lavora con me, come mio figlio che ha lavorato lì fino a tre mesi fa, possa venire ferito a colpi di pistola». Non si dà pace Christian Fedele, titolare con il fratello Stefano di Casa Rustì, il locale inaugurato in piazza Salotto appena prima del lockdown, nuova sfida degli storici imprenditori della carne.
«È successo qui e poteva succedere ovunque», ripete Fedele, «ed è questa la cosa assurda. Parlo da pescarese: non posso pensare che vado a prendere un caffè e uno entra e spara. È su questo che dobbiamo interrogarci. Non è una questione politica, quello che è successo sarebbe successo con qualsiasi schieramento politico. La questione è che Pescara probabilmente merita più sicurezza, più rigidità nei controlli».
È stravolto Fedele, mentre ripete che «Yelfry è un bravo ragazzo. È diventato padre a 21 anni, viene da Santo Domingo da dove ha seguito la madre in Italia. Ha iniziato a lavorare con me, prende l’autobus per venire da Chieti, è un bravo ragazzo, assolutamente un bravo ragazzo». Lo testimonia, come racconta ancora Fedele, quello che ha fatto mentre il folle gli ha puntato la pistola contro: «Dopo che quello gli ha dato un cazzotto, Yelfry ha spostato Martina che era con lui dietro il bancone, giusto in tempo prima che quel pazzo iniziasse a sparare. Siamo tutti sconvolti, tutti i miei dipendenti, anche delle altre attività, cose del genere non possono e non devono succedere». Per questo a caldo Fedele aveva detto “basta, non riapro, così non si può lavorare”. Ma mentre lo ripete, aggiunge: «Oggi dico che chiuderò tutto. Ma poi, per rispetto dei miei dipendenti, va a finire che resto». (s.d.l.)