Il tranello del finto incidente, parla una vittima: «Ho pagato, ero con mia figlia di 7 mesi»

Il fenomeno segnalato sui social e con messaggi vocali su WhatsApp ormai virali: «Sono in due, mirano alle donne sole in macchina, le urtano e le derubano»
PESCARA. Sono in due, girano sull’asse attrezzato o sulla circonvallazione, mirano le donne sole, le urtano con la propria auto e commettono furti». Questo il tenore delle continue segnalazioni che stanno arrivando sui social e via WhatsApp negli ultimi giorni. Una donna, di ritorno a casa con la propria macchina, racconta cosa le è accaduto sulla circonvallazione, nei pressi dell’uscita di via Tirino. Dice di essere stata fermata da un uomo in particolare, ma la dinamica e le circostanze corrispondono a ciò che viene riportato sui social e nei messaggi audio privati.
«Stavo tornando a casa in auto con mia figlia di sette mesi e mezzo e, poco dopo aver imboccato la circonvallazione da San Silvestro spiaggia, nel punto in cui la strada permette il sorpasso, verso l’uscita di via Tirino, ho sentito un colpo leggero alla macchina, non dietro, ma sul fianco. Inizialmente non capivo cosa stesse succedendo. Ho pensato di aver perso un pezzo della macchina, di aver colpito qualcosa involontariamente», riferisce la donna. «Poi dallo specchietto retrovisore ho notato un uomo che mi stava lampeggiando, chiedendomi di accostare. E così mi sono fermata. Sono scesa e il tizio, con tono accusatorio, dice che lo avevo colpito e che avevo tentato di tirare dritto, senza fermarmi. Poi ha aggiunto: “Vieni a vedere cosa è successo”. Ho notato lo specchietto con il vetro rotto. E, dopo aver accennato alla possibilità di fare il Cid, il tizio ha preso il telefono e ha cominciato a consultare i costi degli specchietti su eBay. Mi ha proposto il pagamento di un bonifico di 170 euro. La mia banca, però, non consente di procedere con l’istantaneo, abbiamo pattuito 150 euro e ho provveduto a fare il bonifico ordinario».
La donna riferisce di non aver avuto paura, perché in quel momento il suo unico pensiero era la figlia, rimasta in macchina. «La bambina aveva cominciato a piangere», dice ancora. «Non vedevo l’ora di chiudere la pratica e tornare a casa. Tra l’altro quell’uomo non aveva l’aspetto di un truffatore. Mi ha detto di essere di Parma, anche se dall’accento non sembrava. Lì per lì, però, non ho dato troppo peso a questi particolari. Ripeto, volevo solo risalire in auto e andare a casa con la mia piccola. Non ho pensato a una truffa. Mi sono resa conto di cosa era successo solo successivamente. Ho ripensato al suo modo di fare, alla richiesta del pagamento e allo specchietto con il vetro rotto. Ti fanno veramente credere che sei tu a colpirli. Parlando con il mio compagno, però, ho capito di essere stata piuttosto ingenua e ho interrotto l’emissione del pagamento. Sono riuscita ad annullare il bonifico».
La donna non ha presentato denuncia, ma ha segnalato il fatto alla polizia. «Non mi ricordavo che tipo di macchina avesse quell’uomo, non ho fotografato la targa. Anche perché, come ho già spiegato, nel momento in cui sono stata raggirata non mi sono accorta di nulla. Quando gli ho proposto il pagamento di 150 euro mi ha anche detto: “Dai, va bene, si vede che sei una brava ragazza, hai anche una bambina”. I fatti in realtà sono in linea con gli allarmi lanciati sui social negli ultimi giorni». La polizia non ha ricevuto denunce specifiche, fatta eccezione di un caso per cui ha avviato le indagini e le ricerche di due uomini che hanno derubato una donna della sua collanina, dopo averla urtata lievemente con l’auto con il tranello del finto incidente.
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