Il triangolo della moda È conto alla rovescia per Brunello Cucinelli

6 Novembre 2023

Il re del cachemere sarà a Penne il 22 novembre per presentare il piano La grande griffe si aggiunge al marchio storico Brioni e al brand Gucci

PENNE. Sull’agenda del sindaco di Penne, Gilberto Petrucci di Forza Italia, ci sono due giorni in cui non è possibile prendere altri impegni: lunedì 13 e mercoledì 22 novembre. Sono i giorni del nuovo inizio per l’alta sartoria pennese. Comincia l’era di Brunello Cucinelli: se il 13 sarà una data importante, con il primo giorno al lavoro nel capannone con le finestre sul Gran Sasso preso in affitto nella zona artigianale e industriale di Ponte Sant’Antonio, il 22 sarà storico perché Cucinelli in persona verrà a Penne, 12mila abitanti in 92 chilometri quadrati, il comune più grande della provincia di Pescara, 300 chilometri di strade, tante ancora dissestate per le frane. L’imprenditore che vuole costruire proprio a Penne la sua «fabbrica bella» svelerà il progetto per il sito che si affaccia sul profilo della Bella addormentata, a pochi minuti dal centro storico vestino.
CULLA DEL LUSSO
Benvenuti nel triangolo della moda con Brioni, Gucci e adesso anche Cucinelli. La legge regionale numero 26, approvata il 9 giugno 2023 su proposta del consigliere regionale pennese Leonardo D’Addazio (FdI), fotografa in 7 articoli questa vocazione naturale e riconosce proprio a Penne «la qualifica di “Città della sartoria artigianale” in considerazione della valenza internazionale e dell’importanza storicamente assunta dalla produzione di abiti su misura cuciti dai sarti pennesi». E presto questo triangolo potrebbe diventare un pentagono oppure una stella: ci sono altri due marchi interessati a investire nell’area vestina e le trattative con il Comune e la Confindustria, ammantate dalle clausole di riservatezza, sono in corso trainate dall’effetto Cucinelli.
VISTA SUL GRAN SASSO
Si aprono anche alla montagna d’Abruzzo quelle finestre a cui Cucinelli tanto tiene: guardare fuori dal capannone per sognare mentre si cuce non è una perdita di tempo, così pensa l’imprenditore, ma un valore aggiunto che aumenta la qualità delle lavorazioni. A Ponte Sant’Antonio, a duecento metri dal capannone affittato, i lavori vanno avanti: il cantiere, sorvegliato una volta a settimana da un drone che riporta le immagini dell’avanzamento delle costruzioni a Cucinelli, si chiuderà all’inizio del 2025.
IL RE DEL CACHEMERE
E tra pochi giorni, nel municipio di Penne, Cucinelli incontrerà le istituzioni e i futuri dipendenti, a regime saranno circa 350, per spiegare i punti fermi del progetto: un opificio di 4.500 metri quadrati, una mensa ristorante di 3.000 metri quadrati con un’area parcheggio. E poi una filosofia aziendale con la persona al centro: pausa pranzo più lunga del normale e premi di risultato. Un investimento di oltre 2 milioni di euro. Per Penne, è un’alba dai colori tenui al termine di una notte nera: negli anni scorsi, la crisi della Brioni con oltre 600 esuberi su 1.300 dipendenti ha colpito forte e ha lasciato segni profondi. Adesso, sembra alle spalle la crisi della moda: non è soltanto una speranza, una parvenza di ottimismo legata allo sbarco di Cucinelli, che il vento sia cambiato lo dicono anche i dati contenuti nel Rapporto sull’andamento del manifatturiero abruzzese stilato dalla Confindustria e dal Cresa. Il dossier, di cui il Centro anticipa uno stralcio, dice: «Nel confronto con il 2021, il 2022 fa registrare diffusi aumenti intorno al 2% dell’occupazione, al 3% degli ordini interni, al 4% di quelli esteri della produzione, al 5% dell’export e al 6% del fatturato totale». E questa ripresa, nonostante «un rallentamento rispetto al 2021», secondo Confindustria e Cresa «deriva dagli ottimi andamenti del tessile e abbigliamento (più 29,4%)»: lo studio curato da Matilde Fiocco rivela che tessile e abbigliamento fanno segnare un fatturato del + 6,8%, superiore alla media regionale.
TRA PASSATO E FUTURO
È un nuovo inizio che getta le sue fondamenta in una tradizione lunga oltre un secolo e quel passato adesso traccia la rotta verso il futuro. La tradizione è quella delle botteghe sartoriali in cui, per dirla con le parole di Lucio Marcotullio, storico imprenditore a capo della Brioni Roman Style scomparso nel 2020 all’età di 87 anni, «mille mani» cuciono ma con «una sola anima». Si intitola proprio “Mille mani, una sola anima” il libro del direttore di Confindustria Luigi Di Giosaffatte, pennese anche lui, che riporta ricordi, scritti e interventi di Marcotullio. Una filosofia di pensiero che ricalca la stessa attenzione al singolo di Cucinelli: corsi e ricorsi.
POLO ALTA MODA
Le forbici affilate che tagliano con sapienza, l’ago stretto tra pollice e indice che buca la stoffa con precisione, l’asola ricamata a mano con movimenti fluidi, decisi e mai incerti: qui la realizzazione di una giacca, il capospalla che racchiude la quintessenza della produzione, è un capolavoro. E proprio nella qualità eccellente, il vero motivo dei prezzi accessibili soltanto a una clientela esclusiva, sta la spinta verso il futuro: il progetto del sindaco Petrucci è creare il polo dell’alta moda a Penne. «L’investimento di Cucinelli», spiega, «significa rilanciare questo territorio e dare una speranza ai nostri giovani. Ci sono altre due griffe intenzionate a investire a Penne perché qui resiste l’artigianato sartoriale: i sarti di Penne sono i migliori in Italia insieme alla scuola napoletana e toscana. Adesso, vogliamo valorizzare questa zona votata all’attività artigianale per un futuro migliore: anche la Brioni è tornata a investire e ha ampi progetti. Con queste premesse, Penne e l’area vestina diventeranno un polo dell’alta moda importante per l’Abruzzo e per l’Italia: qui nascerà una filiera. E partirà anche la formazione: le nostre scuole superiori», dice il sindaco, «si stanno riorganizzando per formare sarti, oltre al progetto di realizzare un corso di laurea in Scienze della moda perché non servono solo sarti bravi a tagliare e cucire la stoffa ma anche manager della moda ed esperti di comunicazione».
ASPETTANDO LA ZES
A Penne si aspetta la Zes, la Zona economica speciale: nell’attesa, il Comune ha messo sul piatto servito alle imprese l’esenzione dalla Tari per due anni e dall’Imu per i capannoni industriali, oltre alla promessa di una strada da Penne fino al litorale, la ex Mare Monti che, archiviato lo scandalo giudiziario finito con una catena di assoluzioni, sarà chiamata Penne Mare. «Dal 1° gennaio 2024 ci sarà la Zes unica e sarà l’occasione per continuare a investire a Penne nell’area vestina», spiega il sindaco, «quando sono stato contattato da Cucinelli, ho provato un’emozione: sono figlio di un dipendente Brioni e conosco la storia di questa azienda importante che ha dato lavoro a tanti pennesi. La Brioni ha avuto il merito di conservare la sartorialità dell’artigianato: anche grazie a uomini come Nazareno Fonticoli e Lucio Marcotullio ora abbiamo la straordinaria opportunità di avere Cucinelli a Penne».
ORA STRADE E SERVIZI
Brioni, Gucci e Cucinelli sono soltanto l’inizio nei piani del sindaco. Ma, a Penne, di cosa c’è bisogno per un progetto del genere? Il presidente di Confindustria Abruzzo Silvano Pagliuca, tra le righe dello studio sul manifatturiero, dice che «il sistema imprenditoriale abruzzese necessita assolutamente della concretizzazione delle progettualità legate alle risorse del Pnrr in modo da rendere finalmente un territorio evoluto». È un monito alla politica.
PRIMA LE PERSONE
Ma l’adeguamento delle infrastrutture non basta: è importante potenziare il sistema formativo per immettere sul mercato del lavoro quella manodopera capace di fare la differenza. È il capitale umano che ha fatto la fortuna della Brioni a partire dal 1959, persone che Marcotullio ha sempre abbracciato: «L’altissima qualità della produzione», recita un intervento di Marcotullio dei primi anni Duemila, «imponeva una manualità che ha fatto dell’occupazione l’aspetto più significativo della nostra attività aziendale». E poi: «Dalle 46 persone iniziali alle 1.500 attuali della sola Penne, un patrimonio di abilità, fattore umano produttivo che insieme all’altro bene pure immateriale rappresentato dal marchio, fattori oggettivo commerciale, non figura del bilancio contabile dell’impresa pur essendo questi due fattori l’espressione viva, il funzionamento dell’anima e del corpo rispettivamente, di questo speciale organismo aziendale che era Brioni Roman Style. Una galoppata mozzafiato dal passato al futuro, dalle 45-50 ore di lavoro diretto del sarto per ogni vestito, alle 20-25 della nuova realtà, due mondi diversamente ritrovati, fatti di tradizione e di innovazione, di umanità e di produttività». Marcotullio la pensava così: «Una bottega rinascimentale riproposta in un ritrovato equilibrio di creatività e talento esecutivo, in cui come diceva il nostro poeta Gabriele d’Annunzio “il valore vero dell’abito viene dal sarto”, dall’ago del sarto, come la statua dallo scalpello dello scultore».