Il turismo d’Abruzzo riparte dalle miniere

Centinaia di gallerie diventeranno un geoparco da visitare
PESCARA. Venti miniere di rocce bituminose e asfaltiche. Centinaia di gallerie sotterranee su più livelli. E reperti industriali come stazioni di carico, chilometri di binari, montacarichi, bunker, carrelli, centrali idroelettriche ed edifici, diffusi su un territorio che comprende undici Comuni, testimonianza di oltre cento anni di attività dei minatori e delle loro famiglie.
Sono la storia di un Abruzzo che non c’è più. In altre parole, sono un capitale culturale su cui la nostra regione ha deciso di puntare per rilanciare il turismo. Con la firma del protocollo d’intesa tra la Soprintendenza archeologia, nelle arti e paesaggio dell’Abruzzo, l’Agenzia del Demanio, la Regione, la Provincia di Pescara, l’ente Parco nazionale della Maiella e l’Anci Abruzzo, ha preso il via, ieri mattina, all'Aurum di Pescara, un progetto coordinato per la tutela, la valorizzazione e lo sviluppo delle ex miniere per l’estrazione di bitume e asfalto e degli ulteriori immobili pubblici connessi presenti nel territorio pescarese. All’Aurum erano presenti: Marco Alessandrini, sindaco di Pescara; Giorgio D’Ignazio, assessore regionale al Turismo; Vittorio Vannini, direttore Abruzzo-Molise dell’Agenzia del Demanio; Rosaria Mencarelli, Soprintendente archeologia belle arti e paesaggio d’Abruzzo; Francesco Di Filippo, direttore del dipartimento Turismo, Cultura e Paesaggio della Regione; Antonio Di Marco, presidente della Provincia di Pescara; Luciano Lapenna, presidente Anci Abruzzo e Claudio D’Emilio, vice presidente del Parco nazionale della Maiella oltre che primo cittadino di Palena.
IL TERRITORIO. Il Parco Nazionale della Maiella accoglie le miniere come una madre. Le gallerie sono suddivise in undici Comuni: Abbateggio, Bolognano, Caramanico, Lettomanoppello, Manoppello, Roccamorice, San Valentino, Scafa, Serramonacesca, Tocco da Casauria e Turrivalignani, tutti in provincia di Pescara, ma altri Comuni potrebbero inserirsi per la presenza di ulteriori siti pubblici di interesse.
STORIA E IDENTITÀ. Il concetto su cui si basa l’iniziativa viene espresso con poche parole ma in modo molto efficace da Rosaria Mencarelli: «Le miniere sono storia e paesaggio identitario». Sono un marchio che racconta di uomini con i volti scavati dal lavoro e delle loro mogli che li attendevano con i canestri sulle teste. Storia e identità da trasformare in un geoparco minerario.
PERICOLO SCAMPATO. Ma tutto poteva sparire. Lo rivela il presidente della Provincia di Pescara, Di Marco: «Italcementi Sama mi disse che bisognava far brillare le miniere». Un brivido deve aver percorso, quel giorno, la schiena di Di Marco che, nel duplice ruolo anche di sindaco di Abbateggio, avviò invece un lungo contenzioso che, con l’assistenza dello studio legale Di Tonno, si è chiuso con due sentenze favorevoli del Consiglio di Stato, la nomina di un commissario, nella persona del Sovrintendente alle opere pubbliche, e la messa in mora della Regione a pagare oltre 800mila euro per la messa in sicurezza delle miniere. Altro che cancellarle per sempre con la dinamite. Ma il protocollo siglato ieri mattina va al di là anche di questa lunga vertenza. Mancano però all’appello risorse economiche, un vincolo e il Piano paesaggistico regionale. Un po’ alla volta si arriverà anche a questo.
GLI OBIETTIVI. «Cooperazione istituzionale per l’avvio di iniziative di tutela, recupero e valorizzazione degli ex complessi minerari, degli ex opifici industriali connessi e, più in generale, del cosiddetto patrimonio pubblico minore inutilizzato, per la verifica delle potenzialità di sviluppo in chiave turistico-ricettiva e culturale». Così si legge sul documento sottoscritto all’Aurum. E ancora: «Nel medio termine verrà implementato un idoneo strumento amministrativo per la gestione coordinata delle aree, in linea con i principali progetti a sostegno del turismo lento promossi da Agenzia del Demanio, Mibac e Mit a scala nazionale, tra i quali “Cammini e Percorsi”».
PRIME AZIONI. Si partirà con un Tavolo tecnico operativo permanente in cui confrontarsi su progetti, obiettivi e strumenti da mettere in campo per la valorizzazione dei siti. Al Tavolo prenderanno parte «i soggetti promotori e sarà aperto a soggetti istituzionali e non a qualsiasi titolo coinvolti nel processo di valorizzazione con particolare riferimento alle amministrazioni comunali interessate per territorialità».
STORIA GLORIOSA. Chiudiamo con alcuni cenni storici che ci parlano di un’attività impressa nel Dna di una parte d’Abruzzo. Le prime tracce dello sfruttamento minerario sulla Maiella risalgono nientemeno che al Neolitico. Un panetto di bitume rinvenuto nel comprensorio è stata datato 4.700 a.C.. Così come è stato trovato un altro panetto che risale a duemila anni fa e che attesta che l'impero romano cavava bitume in Abruzzo.
Determinanti, per queste ricerche, sono stati gli speleologi del Graim (gruppo di ricerca di archeologia industriale della Maiella), e del Cars (centro appenninico ricerche sotterranee), ringraziati ieri mattina da Vannini, che non ha mancato di citare il sottosegretario dei 5 Stelle alla Cultura, Gianluca Vacca.
FINO A NOSTRI GIORNI. Nei secoli successivi l'attività estrattiva è testimoniata dalla presenza pionieristica di piccoli imprenditori locali. Ma è in epoca moderna, alla fine dell'Ottocento, che viene organizzata in forma industriale e fa del bacino minerario uno dei giacimenti di rocce asfaltiche e rocce bituminose tra i più importanti d'Italia. Lo sfruttamento intensivo inizia a partire dal 1844 dall'imprenditore teatino Silvestro Petrini e successivamente dal toccolano Donato Paparella. In seguito vede l'interessamento di molteplici aziende minerarie soprattutto straniere tra le quali la tedesca Reh e C. e l'inglese Nac, assorbite dall'italiana Sama. Il resto è la storia recente di una miniera di cultura da salvare.

