Il vescovado di Teramo scrigno di storia e splendori

Il medievale palazzo della Curia apre alla città, esposte immagini di ieri e di oggi accanto a pergamene e manoscritti che raccontano i rapporti tra laici e clero
di Marianna De Troia
TERAMO
Porte aperte al palazzo vescovile di Teramo che si appresta a svelare i tesori custoditi all’interno e a ripercorrere le tappe salienti della sua storia grazie a una mostra foto-documentaria che verrà inaugurata sabato 20 settembre alle 10. L’iniziativa, è nata su impulso del vescovo di Teramo, monsignor Michele Seccia, che in collaborazione con l’Archivio di Stato e l’Ufficio di Teramo della Soprintendenza d’Abruzzo ha colto l’occasione delle “Giornate Europee del patrimonio 2014” per offrire alla comunità dei teramani un’occasione di approfondimento sulla storia del palazzo vescovile. La mostra ripercorre – attraverso antiche fotografie, manoscritti pregiati e pergamene dei contratti di affitto delle botteghe artigiane che circondavano il Palazzo – i momenti storici e passaggi salienti dell’edificio, dalle origini, che secondo Mery Grilli della Soprintendenza Bsae, risalirebbero intorno al 1200, fino ai giorni nostri. Un appuntamento, spiegano i promotori, cui si è arrivati al termine di un intenso lavoro di ricerca e mappatura del patrimonio ecclesiastico ricostruito col supporto di oltre 300 documenti rinvenuti negli archivi risalenti al 1500. Tracce che hanno permesso di aprire uno scorcio sulla vita delle botteghe artigiane che circondavano il palazzo vescovile, sui rapporti, spesso conflittuali, tra il potere politico e quello spirituale, ma anche momenti e cerimonie istituzionali come la visita di Re Ferdinando II di Borbone nel 1832 o i consigli comunali che si svolgevano al suo interno. Ricca la ricostruzione storica su cosiddetto ’Arco di monsignore che collegava il medievale palazzo vescovile al romanico duomo – cattedrale singolare, tra le più composite e insieme più schiette, che possegga l'arte italiana – arco demolito nel 1968 perché «ngi pass li pustal», ovvero, il passaggio dei tram fu una delle motivazioni tirata in ballo da chi permise la sua demolizione. Fu costruito nel 1738, a ridosso della torre campanaria, dal Vescovo Tommaso Alessio de' Rossi, che volle realizzare un progetto risalente al XVII secolo. Costituiva una prosecuzione (più grande) degli archi del porticato del palazzo vescovile con i quali delimitava un lato dell'importante piazza del Mercato, ora piazza Orsini. Fu abbattuto nel 1968 (amministrazione Gambacorta), dal soprintendente Mario Moretti, che completò così l'opera di isolamento del Duomo di Teramo iniziata alla fine degli anni Trenta del secolo scorso; inutile l'opposizione del vescovo Stanislao Battistelli. La mostra resterà aperta da sabato 20 a domenica 28 settembre, orari: 10-12, 17-19. Chiusura il martedì , ingresso gratuito.
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