Il vescovo: «Venite alla processione, anche a piedi nudi»

Monsignor Valentinetti invoca la pace e invita i pescaresi: «Venerdì partecipate al corteo, imploriamo la Misericordia»
PESCARA. «Non possiamo essere d’accordo con l’esercizio del potere e delle armi, prevalga il perdono battendoci il petto con umiltà». Dalla cattedrale di San Cetteo, affollata di fedeli nella domenica delle Palme, è risuonato potente l’appello di monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo della diocesi di Pescara-Penne, a «fermare la guerra e cercare la pace e l'equilibrio dei cuori».
Poco dopo le 11.30 il vescovo, affiancato in un breve corteo nella cattedrale, dai sacerdoti del Capitolo metropolitano, ha benedetto i ramoscelli di ulivo innalzati dai tantissimi fedeli assiepati sull’uscio della chiesa dove si è svolta la cerimonia, inizialmente prevista sul sagrato, ma bloccata dalla pioggia. A seguire, la santa messa concelebrata con don Francesco Santuccione, abate di San Cetteo, e don Giuseppe Scarpone. Dal pulpito, Valentinetti ha rivolto l’invito ai devoti a partecipare alla processione del Venerdì Santo, che precede la Pasqua, «anche a piedi nudi per implorare la misericordia del Signore» e soprattutto a «prendere parte al corteo» e «non a guardare il passaggio del Cristo Morto e della Madonna dai marciapiedi». Alle forze dell’ordine «ho chiesto di non essere presenti in alta uniforme» che ricordano quelle dei militari. Ulteriormente il vescovo ha voluto, quest’anno, una processione senza orpelli, spogliandola dei simboli della passione «perché di passione ne stiamo vivendo fin troppa» in questo periodo storico, tra la pandemia e la guerra che sta devastando il popolo ucraino. Oltre duecento persone, distanziate e con la mascherina, hanno presenziato alla liturgia intervallata da silenzi e canti sacri, curati dai cori riuniti della diocesi di Penne diretti da Roberta Fioravanti, e da lunghi momenti di preghiera durante le letture del Vangelo secondo Luca, del profeta Isaia e di San Paolo apostolo ai Filippesi. Nell’omelia, durata sette minuti, poco dopo le 12, l’arcivescovo ha invitato la folla a riflettere su tentazione e perdono. «Gesù è un uomo di pace», ha detto dall'altare, «non possiamo essere d’accordo con l’esercizio del potere e delle armi, da qualunque posto provengano. La pace non è l’equilibrio delle armi, ma è equilibrio dei cuori. Come è possibile applicare il mistero della croce alle tante morti per pandemia, ai malati incurabili, ai bimbi ucraini sofferenti?».
Valentinetti ha invocato «il perdono che deve esserci sempre e senza riserve». E ha esortato: «È il caso che, assumendoci responsabilità condivise, anche noi tutti ci battiamo il petto con umiltà». Lo sguardo di pace, il Padre nostro e la comunione con l’ostia consacrata, hanno concluso la cerimonia liturgica. Ma prima «dell'andate in pace», don Francesco e il vescovo hanno voluto ricordare i prossimi appuntamenti di preghiera: oggi alle 9.30 le confessioni in cattedrale, le comunioni a domicilio per i malati e, stasera alle 19, il Miserere nella chiesa dello Spirito Santo.
I fedeli possono lasciare le offerte nei bussolotti destinati ai poveri e agli ucraini (già raccolti 7mila euro). Le palme, e i dolci pasquali sono stati distribuiti a offerta libera, all'esterno della cattedrale, dai giovani del gruppo scout Agesci Pescara 1, Daniele, Ludovica, Martina, Sophie, Alice, Mattia e Alessandro, coordinati dai capo reparto Ugo Carugno ed Ermelinda Mincone.

