Il veterinario: attenzione alle mode pericolose

23 Novembre 2014

La selezione esasperata per accontentare le richieste del mercato sta causando patologie ricorrenti

PESCARA. Musi strani, sempre più corti, con le narici che si rimpiccioliscono e i cani, carlini e pechinesi soprattutto, che fanno fatica a respirare per via del palato duro, molto più corto, e di quello molle molto più lungo. Oppure teste tonde e piccole, su cani che si vogliono leggerissimi, che non arrivano neanche a un chilo, come i chihuahua, ma che possono nascondere una idrocefalia devastante. Sono i danni della moda, o meglio, i danni provocati da una selezione genetica sempre più esasperata per soddisfare le richieste delle razze più in voga.

«La richiesta esasperata di alcune razze e la spregiudicata importazione di esemplari da parte degli Stati vicini che allevano e vendono di tutto fa di questi animali un coacervo di malattie di tutti i tipi», spiega il dottor Antonio De Simone, veterinario e consulente in ortopedia e neurochirurgia, «dalla displasia dell’anca e del ginocchio nei labrador, alle patologie cardiache e la sindrome brachicefalica nei carlini, nei bulldog e in tutti quei cani che praticamente non hanno più il muso, perché la selezione genetica li ha spinti ad avere musi accorciati, come il carlino, il pechinese o il bulldog francese. Oppure», va avanti lo specialista, «i jack-russel, che ora vanno di moda in maniera mostruosa. Anche in questo caso la selezione della razza porta a patologie come la lussazione mediale ricorrente della rotula o la necrosi asettica della testa del femore. Stesso situazione per i chihuahua. Ormai il gusto comune li vuole leggeri, al massimo di 800 grammi, e con la testa tonda e piccolina. Ma generalmente non si sa che nella testa tonda e piccola di un chihuahua ci può essere un’idrocefalia per cui il cane non riesce a relazionarsi, ha scarse capacità cognitive. Ma succede pure, come capita, che se lo dici al proprietario si offende anche».

Ma i mezzi per diagnosi sicure e precise oggi ci sono e rappresentano, come fa notare lo stesso De Simone, «lo spartiacque» tra le malattie di una volta e quelle, nuove e umanissime diagnosticate ai cani del nuovo millennio. Diabete, problemi cardiopatici o alla tiroide e perfino l’ernia del disco si arriva a diagnosticare ai cani che oggi vengono sottoposti a endoscopia, chirurgia laparoscopica o chirurgia endocranica, tac e risonanza magnetica, con eventuale piscina riabilitativa e ricovero h24. «Oggi la medicina veterinaria è più vicina a quella umana anche perchè l’utenza è cresciuta. L’esempio classico è quello delle patologie neurologiche, prima supposte, ma mai diagnosticate, e che oggi trovano subito una risposta grazie ad esami come la risonanza magnetica». (s.d.l.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA