Il veterinario: attenzione alle mode pericolose

La selezione esasperata per accontentare le richieste del mercato sta causando patologie ricorrenti
PESCARA. Musi strani, sempre più corti, con le narici che si rimpiccioliscono e i cani, carlini e pechinesi soprattutto, che fanno fatica a respirare per via del palato duro, molto più corto, e di quello molle molto più lungo. Oppure teste tonde e piccole, su cani che si vogliono leggerissimi, che non arrivano neanche a un chilo, come i chihuahua, ma che possono nascondere una idrocefalia devastante. Sono i danni della moda, o meglio, i danni provocati da una selezione genetica sempre più esasperata per soddisfare le richieste delle razze più in voga.
«La richiesta esasperata di alcune razze e la spregiudicata importazione di esemplari da parte degli Stati vicini che allevano e vendono di tutto fa di questi animali un coacervo di malattie di tutti i tipi», spiega il dottor Antonio De Simone, veterinario e consulente in ortopedia e neurochirurgia, «dalla displasia dell’anca e del ginocchio nei labrador, alle patologie cardiache e la sindrome brachicefalica nei carlini, nei bulldog e in tutti quei cani che praticamente non hanno più il muso, perché la selezione genetica li ha spinti ad avere musi accorciati, come il carlino, il pechinese o il bulldog francese. Oppure», va avanti lo specialista, «i jack-russel, che ora vanno di moda in maniera mostruosa. Anche in questo caso la selezione della razza porta a patologie come la lussazione mediale ricorrente della rotula o la necrosi asettica della testa del femore. Stesso situazione per i chihuahua. Ormai il gusto comune li vuole leggeri, al massimo di 800 grammi, e con la testa tonda e piccolina. Ma generalmente non si sa che nella testa tonda e piccola di un chihuahua ci può essere un’idrocefalia per cui il cane non riesce a relazionarsi, ha scarse capacità cognitive. Ma succede pure, come capita, che se lo dici al proprietario si offende anche».
Ma i mezzi per diagnosi sicure e precise oggi ci sono e rappresentano, come fa notare lo stesso De Simone, «lo spartiacque» tra le malattie di una volta e quelle, nuove e umanissime diagnosticate ai cani del nuovo millennio. Diabete, problemi cardiopatici o alla tiroide e perfino l’ernia del disco si arriva a diagnosticare ai cani che oggi vengono sottoposti a endoscopia, chirurgia laparoscopica o chirurgia endocranica, tac e risonanza magnetica, con eventuale piscina riabilitativa e ricovero h24. «Oggi la medicina veterinaria è più vicina a quella umana anche perchè l’utenza è cresciuta. L’esempio classico è quello delle patologie neurologiche, prima supposte, ma mai diagnosticate, e che oggi trovano subito una risposta grazie ad esami come la risonanza magnetica». (s.d.l.)
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