Il vicino: «Urla disumane poi è calato il silenzio»

16 Ottobre 2021

Il racconto di chi ha provato a intervenire: «Verso le 8,30 grida sempre più forti Sono uscito in pigiama, ho citofonato, nessuna risposta. E ho chiamato i soccorsi»

MONTESILVANO. «Attorno alle 8.30 ho iniziato a sentire delle grida provenire dall’abitazione di Cristian, che si trova proprio accanto alla mia. Grida sempre più forti che a un certo punto non mi sono sembrate normali per cui, preoccupato, mi sono affacciato e l'ho provato a chiamare, ma nulla. Quindi sono sceso in pigiama e gli ho suonato al citofono. E quando ho visto che non rispondeva neppure qui, ho allertato i soccorsi. E di lì a qualche minuto sono arrivati i vigili del fuoco e il 118. Ma non c'era più niente da fare». Così, ancora sconvolto, Nicola Torrieri, il vicino di casa che ieri mattina per primo ha dato l'allarme. Insieme a lui, il fratello Marco.
Entrambi conoscevano benissimo Cristian e Cristine o, come da tutti si faceva chiamare in zona, Cristina. Nicola, che ha un’attività, sapendo che Cristian aveva perso il lavoro, cercava anche di aiutarlo. «Abbiamo sentito delle urla disumane», racconta Marco, «e ci siamo affacciati. Poi, a un certo punto, ho visto il braccio di Cristian appoggiato al davanzale della finestra della cucinetta e subito dopo come se stesse facendo uno sforzo, quindi un grido cupo e poi più niente. Ho anche intravisto, in quei frangenti, che aveva una maglia nera. Di solito, quando era a casa, era sempre a dorso nudo. Probabilmente aveva accompagnato lui il bambino a scuola. Abbiamo provato in ogni modo a chiamarlo, senza però avere mai risposta. Possiamo solo dire che nessuno si sarebbe aspettato tutto questo. La loro era una famiglia seria, perbene, di grandi lavoratori. Abitavano in via Tagliamento», prosegue Marco, «da qualche anno. Prima avevano vissuto a Villa Verrocchio. Il suo lavoro di muratore gli aveva consentito di vivere bene e di non far mancare nulla alla moglie, che comunque si arrangiava facendo lavoretti nelle case, e al bambino. Da poco purtroppo era stato messo in cassa integrazione. Faceva adesso lavori saltuari in giro per il quartiere. Ultimamente era anche cambiato. L'altro ieri, l’ho visto in terrazzo, con la testa in giù, penzolante. Penso che si era depresso. Lui, che aveva un fisico possente ed era alto un metro e novanta, non si riconosceva più. Era pure dimagrito. Lei, invece, era più piccolina di lui, ma con un carattere forte. Due bravissime persone, sempre disponibili a dare una mano, serie e innamorate del loro bambino. Cristian si vedeva sempre in zona con il bimbo, lo portava a giocare in pineta o a passeggio con la bicicletta. Era sempre con il figlioletto, che adorava. Forse l'unica fissazione che aveva era per il parcheggio. Voleva un posto auto privato davanti casa e ogni tanto lo delimitava con delle mattonelle».
Anche stando ad altri residenti del quartiere, era un po’ cambiato. Non andava più al bar come faceva una volta. Non aveva molti amici. Era geloso e, secondo qualcuno, si sentiva anche controllato. Un mutamento avvenuto nel giro di poco. «La scorsa estate, fra luglio e agosto», racconta una conoscente, «erano tornati nel loro paese, dai familiari, in Romania. So che lui era figlio unico e aveva perso il papà circa due anni fa. Una bella famiglia. Lei sempre educata e rispettosa».
«Una famiglia tranquilla», aggiunge un altro vicino, «chi se lo poteva aspettare». (a.d.f.)