Il vigile Agostinone: «Lascio dopo 43 anni I pescaresi? Corretti»

4 Aprile 2021

L’ufficiale ricorda i suoi inizi: «Il periodo più bello? Gli anni ’80» E sui cittadini: «Hanno rispettato le regole anche nel lockdown»

PESCARA. «Pescara era una città acqua e sapone, senza troppe formalità. Il rapporto con il cittadino era diretto. Niente “Lei”. Ricordo che alle 14,30 ci si incontrava al bar Tempera, su corso Umberto, che oggi non c'è più. Prima dell'inizio turno prendevamo il caffè tutti insieme, vigili, polizia e carabinieri. Eravamo un'unica famiglia. Poi si iniziava a lavorare».
C’è già nostalgia nelle parole di Adamo Agostinone, vicecomandante della polizia municipale di Pescara, che lo scorso primo aprile è andato in pensione dopo 43 anni di lavoro in città. «Sono entrato in Comune nel 1978, a 20 anni esatti, ma non come vigile», ricorda Agostinone, 63 anni, sposato con una collega, il maggiore Donatella Di Persio e papà di una bimba di 9 anni, «ma come amministrativo nell'ufficio Igiene dove ci occupavamo di rinnovo patenti. Era un contratto a tempo, così l'anno successivo feci il concorso nei cantonieri. Lo superai e ci rimasi fino al primo marzo del 1981, poi ho preso servizio al comando».
Da allora, per 40 anni esatti, Adamo Agostinone si è occupato di tutto: dalla sicurezza stradale, ai gruppi anti degrado, dall'ufficio commercio, alla polizia giudiziaria. Quella degli esordi per Agostinone era una Pescara diversa, «più semplice», sottolinea.
«I primi 25 anni sono stati sicuramente i più belli. Forse per l’entusiasmo dell'inizio e della giovane età, ma ricordo che avevamo un grande affiatamento sia nel corpo di polizia municipale, ma anche con gli amministratori. Era un rapporto semplice, alla mano».
L'immagine che viene fuori dal racconto del vicecomandante in pensione, sugli anni '80, è di una Pescara frizzante. «Ricordo che la domenica dovevamo fare battaglia con tutte le persone che prima andavano in pineta per il picnic e accendevano i fuochi e poi mentre le mogli cucinavano all'aperto portavano le macchine davanti alle fontanelle pubbliche, tiravano fuori spugne e saponi e cominciavano a lavare le auto. Altri», continua Agostinone, «andavano con le auto vicino ai passaggi a livello, si fermavano e cominciavano a giocare a carte sui tettucci delle macchine».
Se gli anni più belli risalgono a più di 30 anni fa, il periodo più pesante è stato proprio l’ultimo anno, per via della pandemia. «Abbiamo vissuto davvero tantissime restrizioni e limitazioni. Abbiamo continuato sempre a lavorare, ma con la paura dei contagi», confessa. «Nei mesi di lockdown i miei colleghi andavano in strada per controlli e in ufficio io mi occupavo di registrare tutte le autocertificazioni, incrociandole con le informazioni in possesso della Asl. Abbiamo acquisito da marzo a maggio 10 mila autocertificazioni, ma devo dire che le persone si sono comportate bene».
D’altro canto, secondo Agostinone «il pescarese le regole le rispetta. Sono le infrastrutture che non vanno di pari passo con l’evoluzione della vita. Prendiamo i parcheggi», dice. «Non ce ne sono a sufficienza. Solo negli ultimi anni sono riusciti a sfruttare spazi che per troppo tempo sono stati inutilizzati, mentre diventavano luoghi di degrado, come l'ex Enaip per citarne uno».
Ora l'ex vigile si dedicherà di più alla famiglia e al bricolage. «La cosa che mi mancherà di più? Il rapporto con i miei colleghi con cui ho vissuto un lunghissimo periodo della vita», rivela Agostinone. «Il lunedì mattina, il prendersi in giro per le partite di calcio della domenica, e poi il caffè per cominciare la giornata».
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