Impegnati 300 soccorritori Dalla speranza alle lacrime

20 Febbraio 2021

MASSA D’ALBE. Un’imponente macchina dei soccorsi venuta da tutta Italia si è messa in moto al campo base di Forme (Massa d’Albe) per le ricerche dei quattro escursionisti dispersi. Veri e propri...

MASSA D’ALBE. Un’imponente macchina dei soccorsi venuta da tutta Italia si è messa in moto al campo base di Forme (Massa d’Albe) per le ricerche dei quattro escursionisti dispersi. Veri e propri angeli della montagna che per 27 interminabili giorni hanno sfidato la fatica, il freddo e la neve di Valle Majelama. Una spaccatura del Monte Velino dove Tonino, Gian Mauro, Gianmarco e Valeria hanno fatto perdere le loro tracce domenica 24 gennaio.
Per quasi un mese il cuore dell’Italia ha continuato a battere a Forme, dove un gran dispiegamento di uomini e mezzi ha lavorato incessantemente per ritrovare i quattro amici con la passione per l’alpinismo. «Un impegno morale, oltre che istituzionale», hanno ripetuto per giorni e giorni i tanti soccorritori venuti a dare man forte alle pendici del Velino.
La sera della scomparsa, i primi soccorritori avevano notato alcune tracce interrompersi all’improvviso davanti a una barriera di neve, temendo sin da subito che potessero essere stati sorpresi dalla caduta di una grossa valanga. La conferma è arrivata dai segnali Gps intercettati a 1.800 metri di quota dalla tecnologia Imsi Catcher in dotazione all’elicottero della Finanza. Ma per non lasciare nulla di intentato vennero controllate da subito tutte le possibili aree di riparo, come rifugi montani, bivacchi e stazzi. Purtroppo senza esito.
Circa 300 gli uomini che si sono alternati in quota durante la prima settimana di ricerche, alle quali hanno preso parte i tecnici del soccorso alpino arrivati anche con i cani da valanga da tante regioni italiane, la Squadra di soccorso alpino militare del 9° Reggimento dell’Aquila e gli specialisti della Finanza, dei vigili del Fuoco, della polizia con l’unita cinofila di Moena (Trento) e dei carabinieri del 7° Reggimento del Trentino. Tutti altamente addestrati per questo tipo di ricerche. Per la prima volta in Abruzzo sono state impiegate anche delle tecnologie mai utilizzate prima. È il caso delle micro-cariche esplosive piazzate da uno speciale elicottero arrivato appositamente dalla Valle d’Aosta per la bonifica artificiale delle creste. Così come il sonar Recco per la ricerca delle piastrine metalliche installate negli indumenti da montagna in grado di rilevare anche cellulari e telecomandi delle automobili, i sensori ottici per il telerilevamento aereo del consorzio Benecon composto dalle Università della Campania Luigi Vanvitelli, Federico II di Napoli, Pegaso, di Salerno e del Sannio e il georadar 3d messo a disposizione della Protezione civile dalla Codevintac Italia. Al campo base di Forme ha operato anche un team composto da specialisti nelle telecomunicazioni, oltre a esperti in topografia applicata al soccorso.
Ieri sono stati Bayla e Simba, i cani molecolari del nucleo cinofili di Bologna, a fiutare i dispersi sotto la neve e il ghiaccio. (f.d.m.)
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