Impianto a biometano: no delle aziende vitivinicole

All’assemblea dell’altra sera, convocata dal comitato che ha raccolto 800 firme l’intervento contrario anche del responsabile scientifico della riserva di Penne
LORETO APRUTINO. Loreto ha detto no all’impianto a biometano. Un no forte, argomentato e sentito. Lunedì sera il cinema-teatro di Loreto Aprutino ha accolto oltre 500 persone per discutere e portare il loro contributo circa la possibilità o meno che possa essere utile e conveniente realizzare un impianto a biometano nelle campagne loretesi.
Dopo i saluti e le riflessioni iniziali del sindaco Gabriele Starinieri, che ha provato a spiegare le ragioni che hanno spinto la sua amministrazione ad ascoltare, e condividere, l’ipotesi avanzata dalla società Make Energy, ha preso la parola Antonella Di Tonno, direttore generale dell’azienda vitivinicola Talamonti e, soprattutto, presidente del comitato “Difendiamo Loreto”. Un comitato che in pochissimi giorni ha raccolto oltre le 800 firme per dire no alla costruzione dell’impianto a biometano e che, soprattutto, può contare sul sostegno incondizionato delle tante e prestigiose aziende vitivinicole loretesi: da Valentini a Torre dei Beati, da Ciavolich a Talamonti, solo per citarne alcuni.
Sul palco del cinema loretese, riaperto appositamente per ospitare l’assemblea, sono saliti uno ad uno gli esperti chiamati dal comitato a smontare le ragioni di chi dice “sì” a un impianto a biometano a Loreto Aprutino.
L’ingegnere Giuseppina Ranalli, ad esempio, ha raccontato l’esperienza di Collarmele, dove a settembre si è arrivati a fermare la realizzazione della seconda centrale nella valle del Fucino. «Non c’è stata ricaduta economica come si sperava», ha spiegato la Ranalli, «le assunzioni sono state part time e ridotte a due sole unità, e sono state più grandi le problematiche che ha lasciato nei territori circostanti».
Sono poi intervenuti il biologo e responsabile scientifico della riserva naturale di Penne, Osvaldo Locasciulli; Giorgio D’Orazio, esperto viticoltura di Loreto Aprutino; Pierluigi Cocchini di Slow Food e Gabriele Valentini, ricercatore agronomo e professore nella scuola di Luigi Veronelli.
«Pensare di poter creare un insediamento del genere in una zona come questa», ha sottolineato Fausto Albanesi dell’azienda vitivinicola Torre dei Beati, «significa non solo distruggere la qualità delle produzioni, ma anche l’immagine delle produzioni. Immagine che siamo riusciti a conquistare nel corso degli anni attraverso un lavoro serio, fatto di genuinità».
La linea di tutti gli intervenuti è stata la stessa: «L’impianto a biometano comprometterebbe lo status di eccellenza assoluta nell’agroalimentare raggiunto dal territorio di Loreto a livello nazionale ed internazionale». Tutto ciò oltre alle preoccupazioni dei cittadini relativamente ad eventuali problemi di saluti che tale impiantisca può provocare. La struttura che la Make Energy vorrebbe realizzare a Loreto porterebbe a trattare annualmente 36mila tonnellate di Forsu (la frazione organica della raccolta differenziata), 14mila tonnellate di sottoprodotto della filiera agroalimentare (i liquami di porcilai, stalle e cantine), 12mila tonnellate di verde e potature. Tutto ciò per una produzione di 4,2 milioni metri di metri cubi di metano da immettere nelle reti gas oppure per alimentare i distributori.
L’impianto, considerato dai loretesi un ecomostro, verrebbe realizzato sui terreni di Castelluccio, a circa 200 metri dalla vigna che nel 1968 inaugurò la prima bottiglia di Montepulciano doc e a poca distanza dal terreno dove è nata la prima dop dell’olio riconosciuta in Italia. La cittadinanza di Loreto Aprutino ed i suoi produttori agricoli e vitivinicoli sono decisi e convinti nel dire no alla centrale a biometano.
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