Impianto rifiuti a Piano di Sacco: c’è l’apertura degli ambientalisti

«L’Abruzzo non può permettersi di pagare oltre 140 euro a tonnellata per portare l’immondizia fuori» Contrari i consiglieri di opposizione. Il sindaco Perazzetti: «Nessuna decisione è stata ancora presa»
CITTÀ SANT’ANGELO. L’impianto serve, produrrà vantaggi ambientali ed economici. Purché si monitorino realizzazione e gestione. È il parere espresso ieri dalle diverse associazioni ambientaliste che hanno partecipato all’assemblea sul biodigestore da 60 mila tonnellate all’anno di rifiuti, che potrebbe essere realizzato a Città Sant'Angelo, a Piano di Sacco, per mezzo di un intervento in partnership pubblico-privato, per un totale di 30 milioni di euro, di cui 15 da due aziende del gruppo Snam e 15 da Ambiente Spa. Dopo la spiegazione del progetto da parte di Mirella Lelli che ha coordinato l'incontro, e un focus sul compostaggio fatto da Alberto Confalonieri del Consorzio italiano compostatori, a esprimere la propria contrarietà, oltre ad alcuni cittadini e agricoltori e ai consiglieri di opposizione Catia Ciavattella e Antonio Melchiorre che hanno sollevato dubbi sulla localizzazione, ma anche sugli effettivi benefici, è stato Giovanni Damiani, vicepresidente di Italia Nostra, che ha parlato senza mezzi termini di «scelta sbagliata. Siamo in un Abruzzo montuoso, con strade interne che hanno molte criticità. Un impianto di questo tipo potrebbe creare appesantimenti nella viabilità per portare i rifiuti all’impianto. La proposta efficace potrebbe essere di un processo diffuso di compostaggio aerobico, autogestito dai Comuni che diventano autosufficienti».
Di diverso parere Legambiente, Wwf, Ambiente è vita, Nuovo Saline. «Se non vogliamo rifiuti in giro vanno fatti gli impianti», ha sottolineato Massimo Fraticelli per Wwf Abruzzo. «L’organico abruzzese viene trasferito in Molise e in altre regioni e questo diventa un problema economico, perché costa di più, ma anche ambientale, perché facciamo viaggiare i rifiuti. Occorrerà ragionare seriamente quando avremo il progetto, ma non è un impianto pericoloso».
«L'importante è che ci sia conformità dei dati tecnici», ha aggiunto il segretario di Ambiente è vita, Patrizio Schiazza, «rispetto del mantenimento della biodiversità, riduzione dell’inquinamento e valorizzazione dell’occupazione con miglioramento della qualità della vita». L’invito arrivato da Gianluca Milillo dell’associazione Nuovo Saline, è a costituire un comitato fatto di «competenze che monitori l’impianto in modo che lo smaltimento riesca a essere convogliato realmente per il beneficio del territorio».
«Se dobbiamo gestire la corretta filiera dei rifiuti dobbiamo fare più impianti. L’Abruzzo non si può più permettere di pagare oltre 140 euro a tonnellate per portare il rifiuto fuori e poi alzare le barricate», ha ricordato Giuseppe Di Marco presidente Legambiente. I vantaggi del progetto sono stati illustrati da Massimo Papa, presidente di Ambiente Spa, che ha puntato l’attenzione sui minori costi di trattamento, la maggiore occupazione e l’aspetto ambientale con la produzione di energia di fonti rinnovabili. «Nessuna decisione è stata già presa», ha assicurato il sindaco Matteo Perazzetti. «L’assemblea dei sindaci ha recepito una proposta. Il progetto verrà votato, poi portato alla Regione per sottoporlo a Via. Quello di oggi (ieri, ndc) è stato il primo di una serie di incontri per raccogliere le osservazioni di associazioni, ingegneri ambientali, cittadini in modo da arrivare a una scelta condivisa e consapevole».

