«Impianto rifiuti, diamo la parola ai cittadini»

10 Agosto 2022

CITTÀ SANT’ANGELO. Una petizione da proporre alla cittadinanza e la richiesta di ridiscutere la scelta del sito dove realizzare il biodigestore. Sono queste le richieste avanzate dagli esponenti...

CITTÀ SANT’ANGELO. Una petizione da proporre alla cittadinanza e la richiesta di ridiscutere la scelta del sito dove realizzare il biodigestore.
Sono queste le richieste avanzate dagli esponenti Catia Ciavattella del Partito democratico e Alice Fabbiani di Sinistra italiana, presenti lunedì sera nell’incontro organizzato a Villa Cipressi al quale hanno preso parte anche i consiglieri comunali Antonio Melchiorre, Mauro Patrizii e Patrizia Longoverde del Pd, Ernestina Caralla, Lucio D'Anteo e Arianna Spacco di Uniti per Città Sant’Angelo. Unico assente Stefano Seracini del Movimento 5 stelle, impegnato con il suo gruppo politico. Loro avevano già presentato una risoluzione nell’ultimo consiglio comunale, per chiedere all’amministrazione guidata dal sindaco Matteo Perazzetti di prendere posizione sulla realizzazione dell’impianto anaerobico per lo smaltimento dei rifiuti organici, che dovrebbe andare a trattare circa 60mila tonnellate l’anno di Forsu prodotte dalla provincia di Pescara.
«La nostra posizione non è un no a prescindere al biodigestore, ma quello che non ci è piaciuto è stato innanzitutto il metodo che ha portato all’individuazione del sito di Piano di Sacco come luogo deputato a ospitarlo», spiega la consigliera Ciavattella. «Proporremo una petizione con cui coinvolgere l’intera cittadinanza, perché è giusto che la popolazione abbia il diritto di esprimersi su un argomento così delicato. In secondo luogo, chiederemo a tutti, politici, tecnici e anche a colui che sarà il nuovo presidente di Ambiente (la società che cura la raccolta dei rifiuti, ndc) di sederci intorno a un tavolo e rivalutare il luogo per la sua realizzazione». E ancora: «Già il presidente uscente di Ambiente, Massimo Papa, ha detto che quello di Piano di Sacco non è in assoluto il posto migliore dove costruire il biodigestore, ma solo il più idoneo tra quelli proposti».
Durante l’incontro, a cui hanno partecipato un centinaio di persone, sono stati riproposti anche gli altri temi sollevati in questi mesi, come la presenza di abitazioni nel raggio di 500 metri da quello che è il terreno individuato, quella di colture, la tutela paesaggistica, ma anche le molestie odorigene che i sostenitori del “no” fanno notare da tempo.
Sul punto interviene Fabbiani: «Piano di Sacco non è l'area idonea per il biodigestore. Parliamo di una zona agricola, che in passato è stata anche riconosciuta come oasi faunistica, fa parte del distretto rurale Terre Vestine dal Saline al Gran Sasso e del contratto di fiume Tavo, Fino, Saline. Di fatto, tutto tranne che un’area industriale dove portare i rifiuti prodotti da città come Pescara, Montesilvano o Spoltore».