Imprenditore vince la causa e fa azzerare il debito con la banca

L’associazione Sos Utenti ottiene dal giudice la cancellazione di un rosso di 220mila euro e il riconoscimento di un credito
PESCARA. Ha concluso il suo calvario durato ben sei anni, grazie a una sentenza favorevole contro l'istituto bancario che, con un decreto ingiuntivo di circa 220mila euro, aveva messo in ginocchio la sua attività.
Ancora una volta l'associazione Sos Utenti, da sempre in prima linea a difesa dei clienti delle banche, e soprattutto grazie all'intervento dell'avvocato Emanuele Argento, specialista nella materia bancaria e ai vertici della stessa associazione, è riuscita a capovolgere la situazione e da un debito piuttosto consistente ha ottenuto addirittura un credito per il suo cliente.
Ed è così che Cesare Quintiliani, noto imprenditore pescarese che con la sua azienda, la Istel Impianti che si occupa di progettazione e costruzione di impianti tecnologici, è finalmente uscito da un tunnel che stava rischiando di distruggere la sua impresa: «Alla fine», ha detto, «la giustizia è riuscita a ristabilire l'ordine delle cose, ma è stato molto difficile, in questo lungo percorso, mantenere in vita l'azienda: ci sono voluti grandi sacrifici».
Nel 2014 la sua banca (locale ma poi assorbita da un istituto molto più importante) all'improvviso gli chiese di rientrare da quell'affidamento che gli consentiva di anticipare le fatture dei suoi lavori, coinvolgendo peraltro anche i suoi fidejussori.
Il tribunale, con il giudice onorario Carla Fazzini, dopo un lungo iter processuale, fatto anche di consulenze da ambo le parti in causa, ha sentenziato di eliminare tutti gli importi indicati a debito dalla banca. Determinante è stata senza dubbio la memoria difensiva dell'avvocato Argento che punto per punto ha smontato, dal punto di vista tecnico, le pretese dell'istituto di credito. E così si è arrivati alla decisione che ha sancito una serie di principi di diritto: revoca del decreto ingiuntivo; illegittimità degli interessi anatocistici e ultralegali con rinvio a condizioni indeterminate; per arrivare infine alla consulenza stilata dal perito del giudice che ha stabilito addirittura un credito per l'ex correntista, secondo la ratio del Testo unico bancario.
E siccome la banca non ha provato con tutta la documentazione completa (estratti conto e altro) come si sia formato il suo credito, il tribunale ha accolto le conclusioni della difesa, liberando l'impresa e i garanti fidejussori dal pagamento della somma indicata nel decreto ingiuntivo.
Come si diceva, la fine di un incubo professionale per l'imprenditore pescarese perché è noto che quando una banca revoca all'improvviso gli affidamenti concessi, decreta in sostanza la «morte creditizia e bancaria» della vittima, costretta a vivere nel limbo della società civile, senza credito, spesso senza neppure un conto corrente attraverso il quale pagare le tasse e gestire una vita normale.
«In Abruzzo, come in altri ambiti giudiziari», commenta Sos Utenti, «si assiste a una graduale inclinazione giurisprudenziale che danneggia fortemente la clientela bancaria, specialmente in primo grado, capovolgendo in molti casi, direttrici giurisprudenziali che si erano consolidate con forte equilibrio».
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