Imprenditori edili interdetti per un anno, scatta sequestro beni per oltre 1,6 milioni

3 Novembre 2020

Frodi fiscali, autoriciclaggio, bancarotta fraudolenta i reati contestati a vario titolo ai due costruttori legati da stretti vincoli di parentela

PESCARA. Non potranno esercitare funzioni direttive per un anno due imprenditori colpiti da ordinanza di sequestro preventivo in denaro, beni immobili e quote societarie per un importo complessivo di oltre 1,6 milioni di euro. L’ordinanza, già notificata agli indagati dal nucleo di polizia economico-finanziaria di Pescara, dà esecuzione alla misura interdittiva disposta dal giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Pescara, alla fine di una lunga e articolata indagine nata dal fallimento di una società di capitali che operava nella città adriatica.

Ai due indagati _ legati da stretti vincoli di parentela, e che condividono, da diversi anni, gli stessi interessi imprenditoriali attraverso partecipazioni e cariche societarie in attività di costruzione di edifici _ sono state contestate responsabilità penali per reati fallimentari e tributari, auto-riciclaggio di beni di provenienza illecita e falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico. In particolare, secondo le prime risultanze dell’indagine, i due imprenditori avrebbero sottratto in modo fraudolento beni al pagamento delle imposte, attraverso la sottoscrizione di negozi giuridici simulati da una società pesantemente indebitata con l’erario, a favore di altra società, a loro stessi riconducibile e successivamente fallita, arrecando così grave pregiudizio ai creditori.

A uno degli indagati viene contestata anche la falsità ideologica, perché, per sottrarsi agli accertamenti su una ipotesi di bancarotta fraudolenta, ha presentato, a un’altra forza di polizia, denuncia di danneggiamento della documentazione contabile di una società successivamente fallita.

A entrambi gli indagati sono addebitate condotte di auto-riciclaggio per aver trasferito e reimpiegato, nell’attività economica di una società, sempre a loro riconducibile, i beni proventi dei citati delitti, in modo da ostacolarne l’identificazione della provenienza delittuosa.

Oltre alla misura interdittiva notificata agli indagati, i finanzieri hanno dato esecuzione al sequestro diretto di 9 immobili nelle province di Pescara, Teramo, L’Aquila e Napoli; nove quote societarie, delle quali otto con sede in provincia di Pescara e una in provincia di Roma; 17 rapporti bancari/finanziari. Il tutto per un valore complessivo di un milione 656mila euro.

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