Imprese e sindacati d’accordo: subito bonifica e nuove aziende

BUSSI. Subito la bonifica e la reindustrializzazione del polo chimico di Bussi. Imprese e sindacati trovano un accordo inevitabile che gira intorno a due parole d’ordine: ambiente e lavoro. «È...
BUSSI. Subito la bonifica e la reindustrializzazione del polo chimico di Bussi. Imprese e sindacati trovano un accordo inevitabile che gira intorno a due parole d’ordine: ambiente e lavoro.
«È chiaro quello che è successo a Bussi ed è chiaro anche quello che si deve fare», dice Gennaro Zecca, presidente di Confindustria Chieti-Pescara. Via i veleni e largo a nuove imprese. «Serve la bonifica per la reindustrializzazione. Ma per arrivare a questo risultato», dice Zecca, «bisogna tenere presente 4 punti». Il primo è: «Servono aziende serie che abbiano idee e disponibilità economiche: non ci servono sognatori e imprenditori che ostentano», dice Zecca, «poi, serve certezza delle regole e su quali sono le responsabilità del passato; certezza anche sui tempi che non significa essere contro la burocrazia; infine, restano le caratteristiche tipiche di un sito attrattivo, sempre interessante per la presenza dell’A25, dell’interporto di Manoppello, i fiumi». Confindustria invita la politica a non perdere il treno del presente: «Se si perde tempo, non arriveranno più le imprese e non ci sarà reindustralizzazione, ci sarà solo bonifica. Se servono norme speciale», dice Zecca, «usiamole».
Il sindacalista Giovanni Cordesco, in rappresentanza delle sigle Femca-Cisl, Filctem-Cgil e Uiltec-Uil, dice: «In 10, a Bussi, sono andati persi 600 posti di lavoro e nel decennio precedente se ne erano persi altri mille. La strada da percorrere, adesso, deve essere quella della bonifica delle aree dismesse per la reindustrializzazione». Ma Cordesco sottolinea: «Sono passati 10 anni dalla scoperta della mega discarica e 6 anni dallo stanziamento di 50 milioni di euro, ma siamo ancora al punto di partenza. Non si può più aspettare: si deve invertire la rotta per dare un futuro a Bussi». Bonifica «il prima possibile», chiede Cordesco: «E i sindacati», dice, «chiedono che siano impiegate le maestranze locali espulse dal polo chimico. Si può fare attraverso la formazione e queste maestranze potrebbero, poi, replicare quanto fatto a Bussi in altre zone». Il sindacato lancia un’altra proposta: «La Regione inserisca la Val Pescara tra le aree di crisi complessa. Il nostro territorio ha diritto di essere risarcito per l’ambiente e per il lavoro».
Giuseppe Di Marco, presidente di Legambiente Abruzzo, sottolinea che la reindustrializzazione non può prescindere da scelte di qualità: «Confindustria Abruzzo deve guardare al futuro, a una economia che sia veramente green. Non può continuare a portare avanti un modello industriale ormai a detta di tutti superato, penalizzante e dannoso, come quello che ha determinato il disastro che oggi stiamo vivendo a Bussi e altrove nella regione».
Luciano Di Tizio, delegato Abruzzo del Wwf, mette in evidenza invece una dichiarazione fatta dal presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sui Rifiuti Alessandro Brutti che, nella sua relazione conclusiva, ha insistito sulla necessità di affidare la gestione delle agenzie di tutela ambientale a tecnici, svincolandole dal controllo della politica, sottolineando come da una tale scelta la politica stessa guadagnerebbe in credibilità: «In Abruzzo», sottolinea Di Tizio, «si è fatto esattamente il contrario, nominando ancora una volta un direttore scelto per meriti di appartenenza. Nulla da dire sulla persona scelta, che valuteremo sulla base del suo concreto operare, ma resta ancora una volta il vizio di forma di aver scelto un direttore mettendo in secondo piano le competenze tecniche ed eludendo di fatto la legge nazionale che proprio in questi giorni entra in vigore. Purtroppo per la Regione un’altra occasione perduta per cominciare a volare davvero alto». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

