Imu e Tari, un abruzzese su tre non paga

13 Dicembre 2019

Secondo uno studio della Cgia di Mestre tra il 2016 e il 2018 risultano non riscossi 157 milioni di euro

PESCARA . Sono 137 i milioni di euro evasi in Abruzzo nel 2016 su Imu-Tasi. Più recente, invece (è riferita al 2018), la stima relativa al mancato pagamento (e conseguente mancata riscossione) della Tari, la tariffa che copre la gestione del servizio rifiuti, e che ammonta a 22 milioni di euro (per una media pro-capite di 17 euro).
A rivelarlo è uno studio della Cgia di Mestre, secondo la quale tra l’evasione dell’Imu-Tasi, della Tari e il mancato pagamento delle bollette dell’acqua, gli italiani “risparmiano” indebitamente 7,6 miliardi di euro all’anno. A pagare il conto sono i Comuni e le società che si occupano della gestione dei rifiuti urbani e erogano il servizio idrico, spesso controllate dalle stesse Amministrazioni comunali dove operano. L’ufficio studi della Cgia ha stimato l’ evasione e le morosità degli italiani dopo aver elaborato gli ultimi dati disponibili del Ministero degli Interni (per Imu-Tasi), Laboratorio Ref Ricerche, CRIF Ratings (per la Tari) e Utilitatis (per l’acqua). «Se una gran parte di questi mancati pagamenti fosse recuperata», dice il coordinatore dell’ufficio studi Paolo Zabeo, «molto probabilmente ci sarebbe la possibilità di abbassare le tasse locali e le tariffe dell’acqua a tutti. Soprattutto nel Mezzogiorno che presenta un’incidenza sul mancato pagamento totale pari al 40 per cento: 10,5 punti in più della media registrata al Centro e 11 in più rispetto a quella del Nord». In Abruzzo la percentuale è del 32%, quasi uno su tre. Con la legge di bilancio 2020 le cose sono destinate a cambiare. La manovra, infatti, prevede la “Riforma della riscossione degli enti locali” che consentirà alle amministrazioni di recuperare i mancati pagamenti senza attendere i tempi di iscrizione a ruolo del debito o di predisposizione dell'ingiunzione. (a.bag.)