In 26mila firmano per far rivivere la Riserva bruciata

Obiettivo della petizione: ripiantare gli alberi distrutti Gli ambientalisti: resti area protetta, non fatene un giardino
PESCARA. Mantenere lo status di Riserva e ripiantare ogni singolo albero bruciato, nei tempi più brevi possibili.
È il senso della petizione lanciata dell’ambientalista Antonio Panico su Change.org che ieri sera alle 21 aveva superato le 26.600 firme. «L’obiettivo», spiega Panico, «è chiedere al Comune di Pescara di salvare la Riserva naturale simbolo di questa città, in cui tanti animali trovano rifugio e tante famiglie e ragazzi si incontrano e vivono bei momenti insieme». «La Riserva, conosciuta anche come pineta D’Avalos, è caratterizzata dalla dominante presenza del pino d’aleppo e del pino marittimo e tantissime altre specie autoctone».
«Noi chiediamo», spiegano gli organizzatori, «che sia effettuata una riabilitazione in tempi brevi di tutta l'area, che di recente è stata investita da incendi devastanti, ripiantando ogni albero e permettendo di far rivivere questo bel simbolo della città».
Rinascita che incontra il favore del sindaco Carlo Masci che nei giorni scorsi aveva lanciato una colletta (conto corrente Iban: IT11Q0542404297000050000340 intestato a: Comune di Pescara. Causale: Rinascita pineta dannunziana) per raccogliere fondi a sostegno della riqualificazione della Riserva dannunziana istituita 21 anni fa. E nell’occasione il sindaco aveva detto: «Lavoreremo a un progetto di riqualificazione della Riserva e saranno gli esperti e i tecnici a cui ci affideremo, a dettare i modi e i tempi» per smantellare le specie arboree bruciate per sostituirle con quelle nuove e rinfoltire la flora distrutta della riserva di Porta Nuova. «Ripartire presto e ripartire bene è il nostro obiettivo», è la risposta di Masci alle richieste pressanti di cittadini e ambientalisti.
Gli stessi che domenica scorsa si sono radunati davanti all’ingresso (chiuso) di via Scarfoglio per chiedere che lo storico e amato polmone verde venga preservato «dalla mano dell’uomo e dagli eventi tragici dei cambiamenti climatici». I dimostranti hanno tappezzato i cancelli anneriti e sporchi di fuliggine di cartelli con su scritto: “Oltre la cenere che sia Riserva e non giardino”, messaggio lanciato a chi, come l’Ordine degli Agronomi guidato da Matteo Colarossi, vorrebbe che l’area verde protetta tornasse ad essere semplicemente parco, togliendo i vincoli imposti dallo status di Riserva che impediscono il taglio dell’erba.

