«In 450mila sotto vincoli di origine medievale»

Il notaio D’Ambrosio sui diritti che gravano sul 35% del territorio regionale «Sono un freno per lo sviluppo, soltanto una norma statale può abolirli»
PESCARA. «Ma lei coltiverebbe o costruirebbe case su un fondo che non è suo, ma dello Stato?». Ecco un’altra buona ragione per abbandonare la terra. A spiegarlo è il notaio Massimo D'Ambrosio. Che, senza peli sulla lingua, solleva il problema degli usi civici. Vincoli che gravano sul 35% del territorio abruzzese, affliggendo più di 450mila persone.
Notaio, che cosa sono gli usi civici?
«Sono diritti medievali che ci portiamo dietro da più di mille anni. Inventati da antichi signori che stavano nei loro castelli, riscuotevano tributi con gli armigeri e facevano lavorare sodo i servi della gleba. E' incredibile ma sono riusciti ad arrivare fino a noi, che li stiamo proteggendo ad oltranza, sforzandoci di farli sopravvivere. Il che non è una cosa facile, perché adattare questi diritti ad un mondo e un ordinamento giuridico così diverso non è cosa da poco».
E perché questi diritti medievali sono stati adattati all'epoca moderna?
«La colpa è di Napoleone Bonaparte che ha dimenticato di cancellarli. L'imperatore schiacciò la feudalità, cancellando tutti i diritti medievali sui quali si teneva in piedi il feudalesimo, ma non lo fece per gli usi civici. I quali differiscono dalla miriade di diritti aboliti da Napoleone solo per una caratteristica: l'essere a favore non dei nobili bensì di collettività, comuni, abbazie, così da far ritenere a Napoleone di non dover toccare questi enti collettivi, concentrandosi sui feudatari ».
Quali danni comportano gli usi civici per l'economia?
«Mi dica un po' se lei coltiverebbe o costruirebbe case su un fondo che non è suo, ma dello Stato, con il rischio che un giorno, anche a distanza di molto tempo, qualche solerte funzionario si svegli e si prenda tutto. L'economia non si sviluppa nelle situazioni di incertezza del diritto. E tutti quelli che coltivano terre o costruiscono edifici sopra terreni che sono di proprietà pubblica, lo fanno solo perché non lo sanno, in quanto l'esistenza di usi civici non risulta dalle ordinarie visure notarili, ma è sempre necessaria una ricerca storica. Ogni tanto però qualcuno ha una brutta sorpresa».
Ci faccia un esempio pratico.
«Capita di scoprire improvvisamente di non essere affatto proprietari della casa ereditata da generazioni. Un collega mi raccontava di aver scoperto casualmente un uso civico su un terreno che doveva essere venduto l'indomani mattina, sicché ha avvertito il venditore solo al momento dell'atto. E l'anziano venditore, agricoltore da generazioni, senza scomporsi si è rivolto agli astanti e ha detto in dialetto stretto: "alle nov' de matine lu notaie sta già 'mbriache!"».
L'Abruzzo viene definita "terra di usi civici" perché?
«Statisticamente e storicamente possiamo affermare che l'Abruzzo è la terra più coperta da usi civici, probabilmente per molteplici motivi storici e per i vari tipi di dominazioni feudali che si sono succedute nella nostra regione».
Che cosa bisogna fare per evitare di incappare negli usi civici?
«Bisogna capire se su un terreno ci sono o meno. Nell'anno mille non c'era un catasto o una Conservatoria dei registri immobiliari, così oggi gli usi civici vengono fuori imbattendosi in antiche annotazioni su pergamene ingiallite, e solo una piccola parte è corredata di documentazione recente, grazie anche all'opera solerte del commissariato agli usi civici, che venne istituito nel lontano 1927 nel quadro di un tentativo di liquidazione degli stessi».
Come si possono cancellare?
«Il procedimento di cancellazione è sottoposto a procedure piuttosto complesse, ed è duplice, perché occorre prima cancellare la proprietà demaniale sul bene mediante l'operazione di legittimazione, e poi separatamente bisogna cancellare il diritto sovrastante attraverso una diversa procedura, chiamata di affrancazione».
E' stata annunciata una legge regionale, quali requisiti dovrebbe avere?
«Il vice presidente del Consiglio regionale Paolini ha annunciato che questa legge è in elaborazione e che chiederà anche un nostro parere in qualità di esperti. Purtroppo la legge regionale non può fare quello che è di competenza solo di una legge statale: abolire tutti gli usi civici immediatamente, riconducendoli d'ufficio agli istituti previsti dal nostro codice civile, i diritti reali. Ma se sarà una buona legge, potrà avvicinarsi di molto a questo obiettivo, e favorire anche una presa di coscienza del legislatore nazionale».
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