In 50 ogni anno trovano la “dolce morte” in Svizzera

2 Febbraio 2017

Nel Paese del suicidio assistito, 75 iscrizioni provengono da Abruzzo e Molise Due casi in 3 anni. E chi sceglie invece la cremazione deve rivolgersi fuori regione

PESCARA. Sono 75 gli iscritti, tra abruzzesi e molisani, all’Exit-Italia di Torino, un’associazione che si occupa di dare informazioni - «e noi diamo solo queste, in quanto ogni altra attività, sull’argomento, violerebbe il codice penale italiano», sottolinea il presidente, Emilio Coveri - sulle procedure relative al suicidio assistito in Svizzera (l’eutanasia è prevista in Belgio, Olanda e Lussemburgo).

Exit ha anche fornito dei dati sugli abruzzesi che, una volta iscritti all'associazione, hanno poi deciso di seguire il percorso fino in fondo. «Negli ultimi tre anni», fa sapere Coveri, «sono stati due gli abruzzesi che si sono recati in Svizzera e che hanno scelto di morire».

Nel Paese elvetico, ricorda il presidente di Exit, «sono quattro le associazioni che si occupano della morte volontaria medicalmente assistita, il suicidio assistito, e si trovano a Berna, Zurigo, Basilea e Lugano». Dati, sulle cause che hanno indotto gli abruzzesi verso questa soluzione presa come extrema ratio pur di non doversi più sottoporre al dolore e alla sofferenza di una malattia, non esistono. Si conosce invece il dato nazionale, il quale dice che uomini e donne sono in eguale misura, e che in maggior parte si tratta di malati oncologici, mentre altri sono affetti da malattie degenerative, Sla e distrofia muscolare.

La procedura per chi decide di intraprendere questo percorso – per il quale va ricordato che il 40% delle persone, dopo il colloquio con medici e psicologi, desiste dal suo proposito e torna a casa - prevede che il paziente invii le cartelle cliniche e le dichiarazioni mediche sul suo stato, che dovrà essere valutato da una commissione medica svizzera. Se la commissione accetta, in seguito alla lettura dello stato del paziente, si procede, come previsto dalla legge, nel cercare di dissuadere dalla scelta di voler finire la propria vita. Se invece il malato sceglie di andare avanti, a quel punto il medico presenta in farmacia una propria richiesta per ottenere il farmaco letale che sarà assunto dal paziente. Si tratta di un potente sonnifero e di una sostanza che ferma il battito cardiaco, dopo alcuni minuti l’essersi addormentati.

Un iter, tutto questo, che al paziente viene a costare dai 10mila ai 13mila euro.

Alcuni calcoli dicono che in totale sono 50 gli italiani che ogni anno trovano la “dolce morte” in Svizzera. Un’opzione, questa, della morte volontaria medicalmente assistita, promossa da alcune parti politiche come i Radicali, ma fortemente osteggiata per esempio dalla Chiesa cattolica, tant’è che l'appello, in proposito, del presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, è stato di «accogliere la vita in tutte le sue fasi».

Neanche i dati sugli abruzzesi che scelgono la cremazione, sono disponibili, se non che, in Abruzzo, non vi è ancora un luogo in cui farsi cremare. I più vicini sono quelli di San Benedetto e Ascoli Piceno.

Una pratica che «viene scelta sempre di più, con percentuali a due zeri», fa sapere Lino Ruggero, titolare, a Montesilvano, dell’omonima agenzia funebre, e che è accettata anche dal Vaticano. La Chiesa cattolica ha infatti ribadito il sì alla cremazione, anche se, per essa, la sepoltura rimane la pratica preferibile. Per la Chiesa, tuttavia, non è concessa la conservazione dell’urna in casa o la dispersione delle ceneri nella terra, in acqua o nell’aria. eEd è vietata anche la conversione delle ceneri «in ricordi commemorativi, in pezzi di gioielleria o in altri oggetti».

Farsi cremare, poi, risulta inoltre anche un’alternativa più economica di quella di farsi tumulare in un cimitero. «I prezzi», aggiunge Ruggero, «variano da 500 a 700 euro, come i diritti da pagare al cimitero».

«A questa spesa», prosegue il titolare delle pompe funebri, «vanno aggiunti i rimborsi spese per la trasferta, le spese per i documenti e quelle per il servizio funebre. Anche se accade, come scelta filosofica di vita, che alcuni preferiscano non richiedere il servizio funebre». E con la cremazione, fa notare infine Ruggero, si risparmiano anche i costi per un loculo, che mediamente è di 2 mila euro.

Vito de Luca