In 658 al vescovo «Lasciaci don Max»

16 Luglio 2016

Lunedì la consegna della raccolta di firme alla Curia contro il trasferimento del parroco coraggioso di Fontanelle

PESCARA. Il vescovo sembra irremovibile, ma i parrocchiani non mollano. E lunedì consegneranno alla segreteria di monsignor Tommaso Valentinetti un faldone con 658 firme raccolte nel quartiere di Fontanelle contro il trasferimento dell’amatissimo parroco Massimiliano De Luca, per tutti don Max, dalla parrocchia di San Pietro Martire a quella degli Angeli Custodi, a Madonna del Fuoco, quartiere che nel suo perimetro accoglie Rancitelli, ovvero “tradizionalmente” il ghetto della città per questo prete coraggioso e attivissimo nel sociale che a Fontanelle lascia, se l’appello dei parrocchiani non verrà ascoltato e andrà via in ottobre, una importante impronta proprio sul fronte della battaglia a emarginazione, microcriminalità, disagio, spaccio, povertà vecchie e nuove. «Il vescovo non ci ha voluto incontrare», racconta rattristato Nello Raspa, presidente dell’associazione Insieme per Fontanelle che tanto si è data da fare insieme ai fedeli per mettere insieme il minireferendum anti trasferimento. «Volevamo spiegargli perché non vogliamo che don Max vada via, ma mi ha telefonato e mi ha detto che non torna indietro sulla decisione presa, e che ogni insistenza è inutile».

Forse la capacità incisiva di don Max secondo la curia ora, dopo nove anni a Fontanelle, può risultare utile altrove. «Sì lo capisco», osserva Raspa, «ma don Max mica fa lo sceriffo, non è giusto e non è corretto toglierci il parroco che ha fatto tante cose buone, non si risolvono i problemi di Rancitelli, San Donato e similari con don Max», incalza il presidente dell’associazione, in passato più volte preso di mira, con azioni intimidatorie, per la sua opera di denuncia e di opposizione alla microdelinquenza e per il ripristino della legalità in quest’area cuscinetto al confine con Sambuceto, teatro negli anni scorsi di attentati incendiari all'ombra delle case popolari, spaccio in pieno giorno, violenze e soprusi. «Quando lui è arrivato la chiesa di San Pietro Martire era semivuota, lui l’ha riempita andando tra la gente, portano la processione fin sotto, a via Caduti per sErvizio, ci ha coinvolto, nelle sue omelie ha parlato dei nostri problemi, dell’occupazione abusiva delle case, della droga... Ha avvicinato famiglie disperate». Insomma un coraggioso prete di strada che i fedeli e non solo non vogliono veder andare via. L’ultima parola sarà comunque di Valentinetti, anche alla luce della petizione.

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