In abbandono la palestra di Rancitelli
La denuncia di Guido Di Rocco: scoppiato l’impianto elettrico, il Comune non interviene
PESCARA. «Qui ho fatto tutto io: il ring l’ho fatto io, i sacchi li ho comprati io, al telaio di ferro per appendere i sacchi ci ho pensato io. Io farei ancora di più ma sono povero». Guido Di Rocco apre le porte in ferro della palestra comunale di via Lago di Borgiano, tra la scuola elementare, la caserma dei carabinieri e le case popolari: un avamposto contro il disagio dei ragazzi che abitano a Rancitelli. «Ma questa palestra, che serve a tenere i giovani lontano dalla strada e dai reati, è abbandonata», protesta Di Rocco, un titolo italiano nel 1974 categoria superleggeri, e una passione da vendere e tramandare.
Da quasi un anno, la palestra funziona a singhiozzo: «Durante una giornata di pioggia, l’acqua si è infiltrata nel tetto e ha mandato in tilt l’impianto elettrico. È scoppiato tutto», racconta l’ex pugile, «ma da allora nessuno è intervenuto: alle 18 la palestra è già buia». Sul muro, vicino ai disegni fatti dai ragazzi – “La palestra dei campioni di vita e di umiltà” –, ci sono i segni con l’intonaco che si sbriciola. «E da mesi anche le docce non si possono usare», continua Di Rocco, «dagli scarichi torna su l’acqua della fogna e allaga lo spogliatoio. Ho dovuto mandare via tutti i ragazzi».
Ma Di Rocco non vuole gettare la spugna: sulle pareti ci sono i poster, i ritagli di giornale e le medaglie che raccontano la storia del pugilato pescarese. E Di Rocco di storia vuole scriverne ancora.
La palestra è di proprietà del Comune che, dal 2010, l’ha affidata all’associazione Pescara Boxe: «E in questi anni», racconta Di Rocco, «noi abbiamo dato lustro alla città conquistando riconoscimenti importanti». I figli di Guido, Marvin e Morgan Di Rocco, hanno vinto tre titoli italiani: Morgan è ancora il campione in carica nella categoria super welter. «Nonostante il nostro impegno», dice Guido, «la palestra è stata abbandonata dalle istituzioni. L’unico che ha preso impegni è stato il sindaco Carlo Masci ma, sotto di lui, nessuno si è mosso e tutti ci prendono in giro».
Una palestra di boxe a Rancitelli vale più che da un’altra parte: «Da noi venivano i figli di persone agli arresti. Senza di noi, invece, se ne vanno per strada con il rischio di prendere una via sbagliata. Questa palestra», dice Di Rocco, «è un aiuto per i ragazzi del quartiere: se il Comune si impegna non lo fa per me ma per salvare questi giovani. Qui non si impara soltanto a tirare i pugni, qui si imparano la vita, la cultura del sacrifico e il rispetto per gli altri. Il pugilato mi ha salvato quando ero giovane e io voglio offrire ai ragazzi del quartiere la stessa opportunità ma», conclude Di Rocco, «da solo non posso farcela».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

