In Abruzzo 10mila ricontagiati Ma i vaccinati rischiano di meno

Il nuovo report dell’Iss mette in guardia anche chi è guarito: dopo l’estate ci sarà il boom
Almeno diecimila abruzzesi si sono infettati due volte con il coronavirus. Soprattutto non vaccinati, donne, giovani e operatori sanitari. Altre migliaia rischiano di ricontagiarsi grazie all’altissima trasmissibilità della variante Omicron 2, che ha raggiunto il record assoluto di tasso di reinfezione da quando esiste il Covid: il 5%.
A dirlo è l’Istituto superiore di Sanità, che scrive nel suo report di sorveglianza settimanale: «Dal 24 agosto 2021 al 4 maggio 2022 sono stati segnalati 397.084 casi di reinfezione in Italia, pari a 3,3% del totale dei casi notificati. Nell’ultima settimana la percentuale di reinfezioni sul totale dei casi segnalati risulta pari a 5%, in aumento rispetto alla settimana precedente (il cui valore era 4,5%)».
E la situazione potrebbe peggiorare con lo spetto dell’arrivo di nuove varianti – come le Omicron 4 e 5 che hanno fatto scattare l’allarme internazionale, spingendo anche in Abruzzo alla caccia nel tracciamento dei campioni – che sembrano ancora più trasmissibili e più in grado di schivare la protezione anticorpale di chi è già guarito dal Covid o si è vaccinato. In Italia e in Abruzzo potrebbero condizionare soprattutto il prossimo autunno, portando a una nuova grande ondata di contagi.
Di recente, nei paesi del mondo già colpiti come il Sudafrica, sono stati individuati nuovi sintomi delle due ulteriori e allarmanti sottovarianti.
CHI RISCHIA DI PIÙ
DI REINFETTARSI
Dopo aver dato notizia del raggiungimento del picco record del 5% di reinfezioni, l’ultimo report sulla sorveglianza dell’Istituto superiore di Sanità segnala quali siano le fasce della popolazione più a rischio di reinfettarsi. Premettendo: «L’analisi del rischio di reinfezione a partire dal 6 dicembre 2021 (data considerata di riferimento per l’inizio della diffusione della variante Omicron), evidenzia un aumento del rischio relativo aggiustato di reinfezione (valori significativamente maggiori di 1) in alcune categorie».
Quindi l’elenco, che parte innanzitutto dai «soggetti con prima diagnosi di Covid-19 notificata da oltre 210 giorni, più a rischio rispetto a chi ha avuto la prima diagnosi di Covid-19 fra i 90 e i 210 giorni precedenti; i soggetti non vaccinati o vaccinati con almeno una dose da oltre 120 giorni rispetto ai vaccinati con almeno una dose entro i 120 giorni».
Poi ancora, secondo l’Iss, hanno mostrato rischi maggiori di reinfezione «le femmine rispetto ai maschi. Il maggior rischio nei soggetti di sesso femminile può essere verosimilmente dovuto alla maggior presenza di donne in ambito scolastico (maggiore dell’80%) dove viene effettuata una intensa attività di screening e al fatto che le donne svolgono più spesso la funzione di caregiver in ambito famigliare».
Ma il report Iss cita anche le fasce di età più giovani (dai 12 ai 49 anni) rispetto alle persone con prima diagnosi in età compresa fra i 50-59 anni. Verosimilmente il maggior rischio di reinfezione nelle fasce di età più giovani è attribuibile a comportamenti ed esposizioni a maggior rischio, rispetto alle fasce d’età superiori ai 60 anni». E infine «negli operatori sanitari rispetto al resto della popolazione».
OMICRON 4 E 5:
I SINTOMI E L’ALLERTA
Lo scenario disegnato dalla variante Omicron 2, che solo ora mostra segni di calo dopo settimane di diffusione fortissima, potrebbe mutare velocemente nei prossimi mesi.
L’allarme è stato già lanciato per l’arrivo di nuove varianti più evolute che hanno già fatto capolino in alcune parti del mondo e potrebbero prendere il dominio scalzando la Omicron 2 anche in Italia e in Abruzzo. Anche per questo, in regione sono stati allertati i laboratori che effettuano i sequenziamenti dei tamponi.
In particolare, fanno temere le due nuove sottovarianti Omicron 4 e 5, già dilaganti in Sudafrica. Queste ultime potrebbero avere anche nuove caratteristiche rispetto a quello che abbiamo visto finora.
I nuovi sintomi di Omicron 4 e 5, da quello che si è potuto vedere nei Paesi dove sono già diffuse, sembrano infatti variare un po' rispetto a quelli della versione Omicron originale: meno colpi di tosse, ma più naso che cola; meno febbre, ma più spossatezza. E poi vertigini, dolore allo stomaco e all’addome, male all'orecchio. Questi sintomi non escludono però il rischio di polmoniti, che resta elevato tra la popolazione non vaccinata.
Non ci sono ancora certezze, invece, su quanto possa essere più aggressiva di Omicron 2. Ma secondo gli esperti la tendenza di queste sottovarianti è di essere sempre più trasmissibili e sempre meno letali. Quindi: allarme per la sua contagiosità, ma ottimismo sulla gravità degli effetti in caso di infezione.

