In Abruzzo ferme 6 aziende su 10 Bruciati 883 milioni di fatturato

Il rapporto choc del Centro di ricerche Svimez: a marzo ogni abruzzese ha perso in media 627 euro Gli autonomi stanno pagando il prezzo più elevato. Paralizzato il 96,5% delle attività di servizio
L’AQUILA. Il coronavirus ha polverizzato, in Abruzzo, 883 milioni di euro. Un impatto devastante sull’economia regionale. Secondo i dati diffusi dal Centro di ricerche Svimez, un’attività produttiva sui sei, il 58,7%, al momento è ferma a causa del lockdown stabilito dal governo per arginare il contagio. Il primo, vero studio a 360 gradi, che fotografa la realtà economica abruzzese e gli effetti dell’emergenza in atto. La perdita pro-capite, nel primo mese di chiusura (marzo), è di 672 euro. Facendo i conti in tasca a lavoratori autonomi e partite Iva, la perdita di fatturato si aggira intorno agli 11.300 euro. E siamo solo all’inizio. Il mancato guadagno, per ciascun lavoratore autonomo, è di almeno 1.900 euro.
SOLDI IN FUMO. Nel rapporto “L’impatto economico e sociale del Covid-19: mezzogiorno e centro-Nord”, lo Svimez parla di «uno shock esogeno senza precedenti. La più grave crisi della storia repubblicana. Del tutto inattesa, dai tempi di propagazione più rapidi tra mercati e paesi, dagli impatti sui livelli di attività economica e sul lavoro più profondi, più concentrati nel tempo e più pervasivi tra settori e territori rispetto all’ultima grande crisi avviatasi a fine 2008». E i numeri lo confermano. L’Abruzzo, in termini economici, è tra le regioni più colpite con il 58,7% delle attività produttive ferme e il 55,7% degli occupati a casa. La media nazionale è, rispettivamente, del 57,7% e del 52,8%. Il dato più preoccupante è quello del fatturato, con 883 milioni di perdite in un solo mese di blocco totale che equivale a 672 euro persi da ciascun abruzzese.
AUTONOMI E PARTITE IVA. Gli oltre 58mila lavoratori autonomi e partite Iva pagano il prezzo più elevato, con una perdita media di fatturato complessiva di 556 milioni pari a 11.329 euro per ciascuna impresa. Il mancato guadagno in un mese si attesta su 1.g00 euro, a fronte del bonus da 600 euro previsto dal Governo per marzo. Sono 58.402 i lavoratori autonomi fermi, di cui 49.941 partite Iva. Dei 137mila lavoratori dipendenti, un terzo è fermo. In termini percentuali siamo al 35,7%, anche in questo caso al di sopra della media italiana, pari al 34,3% con 6,5 milioni di dipendenti che non sono al lavoro. In Abruzzo i costi del lockdown sulle imprese ammontano, finora, a 29 milioni 392mila euro. Secondo lo Svimez «i tempi ancora non definiti del lockdown e l’incertezza che investe le modalità delle riaperture minano le prospettive di tenuta della capacità produttiva. I dati territoriali sul blocco delle attività economiche delineano un quadro assai più problematico dell’ultima crisi. Il blocco improvviso e inatteso coglie impreparate molte imprese, che non hanno ancora completato il percorso di rientro dallo stato di difficoltà in atto».
QUADRO NAZIONALE. La fotografia scattata dallo Svimez evidenzia come «i blocchi alle attività, resi necessari dalla pandemia, costano in un mese 37 miliardi al Centro-nord e 10 miliardi al Sud, per un totale di 47 miliardi, che corrisponde a 788 euro pro capite al mese, nella media italiana, 951 euro al Centro-nord e 473 euro al Sud. L’Abruzzo è oltre la media del Sud, con una perdita di fatturato pro-capite di 627 euro, anche se inferiore a quella nazionale. Considerando una ripresa delle attività nella seconda parte dell’anno, il Pil nel 2020 si ridurrebbe dell’8,4%. Altri dati riguardano l’emergenza sanitaria «che colpisce più il Nord, anche se il Sud rischia di accusare una maggiore debolezza rispetto al Centro-nord nella fase della ripresa, perché sconta inevitabilmente la precedente lunga crisi, prima recessiva, poi di sostanziale stagnazione, dalla quale non è mai riuscito a uscire del tutto».
CHI È FERMO. Le attività bloccate in Abruzzo rappresentano il 57,3% di quelle attive in totale. Quasi sei su dieci. Il settore immobiliare è completamente fermo come le attività artistiche, sportive e di intrattenimento e divertimento. Bloccate il 96,5% delle attività di servizio, il 93,2% di alloggi, hotel e ristorazione, l’83,3% del commercio all’ingrosso e al dettaglio, il 70,4% del settore costruzioni, il 62,7% delle attività manifatturiere. Il fermo riguarda il 59,4% delle agenzie di viaggio e noleggio e il 2% delle attività professionali, scientifiche e tecniche. Risultano operativi, invece, i settori della fornitura di energia elettrica, luce, acqua e gas, tutto il comparto dei trasporto e del magazzinaggio della merce. Stesso discorso per i servizi di informazione e comunicazione, che sono sempre rimasti attivi, come anche l'istruzione e la sanità.
I LIMITI DEL CURA ITALIA. Lo Svimez individua anche dei limiti al decreto Cura Italia «che ha esteso», osserva, «gli ammortizzatori sociali da una platea di circa 10 milioni di dipendenti privati a 14,7 milioni. Rimangono, tuttavia, privi di tutela circa 1 milione 800mila lavoratori privati dipendenti, di cui 800mila lavoratori domestici e circa 1 milione di dipendenti a termine, che pur avendo lavorato in passato non erano occupati il 23 febbraio. Infine, va considerato che, oltre a circa due milioni di lavoratori irregolari è possibile stimare circa 800 mila disoccupati in cerca di prima occupazione che, per effetto della crisi, non potranno accedere al mercato del lavoro nei prossimi mesi. Lavoratori concentrati prevalentemente nel Sud».
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