«In attesa dei politici a bordo non resta che sventolarci»

La testimonianza di chi utilizza i mezzi pubblici da quasi mezzo secolo «Sono in orario e le linee avvolgono bene la città. I problemi arrivano d’estate»
Viaggio in autobus da quando sono arrivato a Pescara 48 anni fa. Non ho la patente e mi muovo in città con i mezzi pubblici, avendo una buona memoria dei percorsi e degli orari. Ne prendo due per andare al lavoro e due per tornare a casa: il numero 10 e il numero 8. Chi non ha questa quotidiana frequentazione con fermate e numeri di linee urbane si immagina che il problema principale del servizio di trasporto pubblico sia la puntualità. Sbagliato. I bus arrivano quasi sempre in orario. Né ci si può lamentare dell’estensione della rete. Le linee avvolgono la città in una ragnatela fittissima.
No, i problemi arrivano soprattutto con il caldo. In estate, spesso non funziona l’aria condizionata. Ma ci sono anche autobus che il sistema di condizionamento dell’aria non ce l’hanno proprio perché vecchi di un quarto di secolo. Che si fa allora? Ci si arrangia. Si aprono i finestrini che, invece, a dar retta ai cartelli affissi all’interno dei bus, dovrebbero restare ermeticamente chiusi per non annullare l’aria condizionata (che invece non c’è). Oppure ci si sventola: le donne sempre, più pratiche degli uomini, con ventagli messi prudentemente in borsa. Gli uomini con fazzoletti o giornali. Non è un bel respirae e neppure un bel vedere in una città come Pescara che dice di voler puntare sul turismo. Se il primo e l’ultimo impatto con una città è legato al caldo asfissiante di un autobus affollato, non c’è da sperare che il ricordo di essa possa lievitare, con il tempo, invogliando a un ritorno. Chi amministra una città dovrebbe avere il buonsenso di salire, ogni tanto, sugli autobus per capire l’effetto che fa. Magari scegliendo orari e linee a campione, come uno statistico; così, per farsi un’idea del servizio che offre agli indigeni e a quei forestieri che dovrebbero essere sollecitati a tornare nella loro città. Ma le classi dirigenti non amano viaggiare in autobus. Le eccezioni sono rarissime e diventano di solito piccoli casi mediatici, con il politico che si fa fotografare seduto fra la “gente”, come un eroe del popolo. Invece, salire e scendere da un autobus e rispettare la fila alla fermata dovrebbero essere fatti di una normale quotidianità Finché questo non accadrà, non resterà che sventolarci.
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