In calo l’acqua alla diga di Penne Crolla il raccolto di grano e orzo

2 Agosto 2022

Coldiretti lancia l’allarme: 400 tra imprese agricole e allevamenti in ginocchio per la carenza idrica «La produzione di formaggi già scesa del 50%, meno 20% per il latte. E i costi continuano a salire»

PENNE. La pioggia caduta nei giorni scorsi non ha risolto il problema siccità nell’area vestina, anzi. A rischio colture, produzione di latte con conseguenti aumenti dei costi. L’invaso artificiale della diga di Penne, dal quale si riforniscono le principali aziende del comparto agricolo del territorio vestino, ha visto scendere ulteriormente il livello dell’acqua: dal 17 luglio scorso al 1° agosto è passato da 250.75 metri a 247.64 metri. «Il comparto agricolo è in ginocchio», dice il presidente Coldiretti Penne, Federico Domenicone. «La raccolta di grano e orzo è scesa del 30%, mentre la fienagione è crollata ben oltre il 50%».
Nella stagione estiva si fanno normalmente quattro sfalci complessivamente, ad oggi, in media, si è fermi a due. «La conseguenza è che il fieno aumenterà di costo. Da 10 euro al quintale, già adesso sfiora i 20 euro», sottolinea ancora Domenicone. Fortunatamente la grandine caduta un po’ ovunque nei giorni scorsi non ha provocato gravi danni nei campi dell’area vestina: «Danni da grandine per fortuna non ce ne sono stati, ma il gran caldo, unitamente alle carenze idriche», continua Domenicone, «hanno prodotto conseguenze a 360 gradi. La raccolta di ortaggi, ad esempio, ha subito una forte diminuzione. Un -50% nella produzione dei formaggi, mentre nei cereali è stimata una produzione inferiore del 20% rispetto alla passata stagione. Occorre avviare un tavolo con il Consorzio di bonifica centro per migliorarne l’efficienza dei bacini idrici. Oggi ad esempio dall’invaso della diga vengono irrigate le zone della val Tavo. A Baricelle, invece, chi ha un laghetto artificiale va avanti con quello e poi è costretto a sperare nella pioggia. Per il momento il Consorzio di bonifica non ha comunicato chiusure e riduzioni per quanto riguarda l’invaso della diga», precisa Domenicone.
Sono oltre 400 le aziende di zootecnica e comparto ortofrutticolo che si riforniscono costantemente nell’invaso della diga di Penne, gestito dal Consorzio di bonifica Centro. Dalla diga di Penne proviene l’approvvigionamento dei territori di Loreto Aprutino, Collecorvino, Cappelle, Moscufo, Penne e Città Sant’Angelo, giusto per rimanere nell’ambito vestino.
Preoccupante anche la situazione relativa al bestiame. «Si è registrata una riduzione del 20% nella produzione del latte. Ci sono poi tante altre problematiche, anche riguardanti la salute del bestiame, che va in difficoltà con temperature superiori ai 25 gradi. Per mantenere le stalle a una temperatura accettabile gli allevatori sono costretti ad accendere con più frequenza la ventilazione, con un conseguente aumento dei costi di energia, lievitati in maniera esponenziale. Complicato anche l’abbeveraggio degli animali d’allevamento», conclude Domenicone.