In carcere per l’omicidio di Alina De Martinis ora chiede di uscire

22 Settembre 2023

Il suo legale ha presentato il ricorso al Tribunale del Riesame: verrà discusso nei prossimi giorni L’uomo è accusato di aver soffocato la compagna nel sonno, raccontando poi che si era sentita male

PESCARA. La difesa di Mirko De Martinis, l’uomo di Spoltore accusato dell’omicidio della sua compagna e convivente, Alina Cozac, è pronta a discutere davanti ai giudici del tribunale del riesame dell’Aquila la richiesta di revoca della misura cautelare dell’arrestato. L’avvocato Massimo Galasso, che assiste De Martinis, ha infatti presentato ricorso (che verrà discusso a giorni) sostenendo la mancanza dei requisiti su cui si fonderebbe la misura cautelare e, nello specifico, per quanto attiene l’eventuale reiterazione del reato.
Il 22 gennaio scorso la 41enne Alina sarebbe stata soffocata in casa, forse con un gomito premuto sul collo della donna e con il probabile ausilio di un cuscino. L’arresto di De Martinis è arrivato 8 mesi dopo il fatto, in quanto la procura di Pescara (pm Anna Rita Mantini) ha voluto attendere i risultati definitivi della consulenza collegiale sulle cause della morte e di quella dell’esperto informatico. E qui è bene chiarire che le presunte manomissioni sul cellulare di Alina, rimasto per qualche giorno nelle mani del presunto omicida, sarebbero state messe in atto soltanto da De Martinis e da nessun altro: messaggi che sarebbero stati cancellati (così come sostiene la procura nella sua richiesta di misura cautelare) dall’arrestato sul telefono di Alina e contestualmente su quello di chi aveva inviato l’sms. Quindi nessun coinvolgimento è mai stato supposto sul conto di chi scambiò messaggi con Alina in quei giorni precedenti il delitto. Il legale dell'indagato contesta, nel ricorso, la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza richiamati dal giudice «laddove il gip ha creduto di poterli desumere valutando congiuntamente le considerazioni contenute nella consulenza tecnica disposta dal pm e il fatto che l’indagato fosse l'unica persona presente nell'abitazione». Considerazioni tecniche che non entrano nella commissione del delitto, ma che vengono evidenziate per contestare la scelta della misura cautelare. Discorso che vale per la difesa anche per quanto attiene l’eventuale reiterazione del reato, unico elemento preso in considerazione per disporre la detenzione in carcere, che «nel caso di specie sarebbe impossibile ipotizzare stante la peculiarità della asserita condotta la cui reiterazione, a tutto voler concedere, appare inimmaginabile».
E per meglio evidenziare l’insussistenza dei requisiti richiesti dalla legge per emettere una tale misura, nel ricorso il legale chiarisce che il riferimento che opera il gip riguarda «la condotta successiva al fatto-reato posta in essere dall’indagato riportata nei seguenti termini: “denuncia una freddezza totale ed anzi segnala una nota di incapacità di capire la gravità di ciò che si è commesso... il De Martinis... nel corso di conversazioni ritualmente captate ovvero di “normali” colloqui con conoscenti, afferma che la Cozac “era stata sfiatata da un’entità sovrannaturale”. Atteggiamenti e frasi del genere», conclude il legale, «afferenti la personalità dell’indagato, di certo non hanno niente a che fare con la specifica pericolosità cui fa riferimento l’articolo 274 del codice di procedura penale». Alina era stanca di quella situazione divenuta insostenibile con il compagno con il quale da mesi non aveva più rapporti e aveva deciso di andare via: decisione che, secondo l’accusa, sarebbe il movente del delitto.