In cella falso tecnico delle caldaie Truffe e furti per 25mila euro

Giuseppe Bartolozzi frequentava la casa in centro di una novantenne con il pretesto delle riparazioni Ha rubato nella cassaforte, nella borsa e nell’armadio. Incastrato dalle telecamere e dalle impronte
PESCARA. Si muoveva con grande disinvoltura da una stanza all’altra, conoscendo alla perfezione quell’appartamento. Negli anni era diventato di casa, dopo essersi presentato come il tecnico della caldaia inviato dall’amministratore di condominio. Ma era solo un impostore e un ladro che è riuscito a farsi consegnare e a rubare a un’anziana circa 25mila euro in contanti e una serie di gioielli, approfittando della mancanza di lucidità della vittima, che oggi ha 92 anni e vive sola, in pieno centro. Ieri il personale della squadra mobile ha arrestato il presunto truffatore e ladro, Giuseppe Bartolozzi, 55 anni, pescarese, disoccupato e con una serie di precedenti per reati contro il patrimonio.
Sono gli uomini della terza sezione della squadra mobile, incaricati delle indagini, a ripercorrere la vicenda, che si è snodata nel corso degli anni. La polizia, agli ordini di Dante Cosentino, comincia ad occuparsi di questo caso dopo la denuncia di una nipote della vittima, a maggio 2018, preoccupata per gli ammanchi di denaro e gioielli (oro e brillanti) dalla cassaforte della zia. E i sospetti si concretizzano quando la stessa vittima parla delle visite del presunto tecnico, che è riuscito a spillarle 25mila euro per la riparazione dell’impianto di riscaldamento e dei termosifoni.
Durante le indagini la Mobile decide di installare a casa della donna delle telecamere che registrano alcuni episodi significativi dei reati di cui Bartolozzi viene ritenuto responsabile, avvenuti a distanza di alcuni mesi (il 18 novembre, l’8 dicembre 2018 e l’8 gennaio scorso). Dalle immagini si vede il finto tecnico che entra in casa, bacia la “cliente” e poi, dopo averla distratta, si sposta nelle altre camere dove rimuove un quadro dalla parete e apre la cassaforte, di cui probabilmente ha le chiavi, oppure fruga nella borsetta della donna o, ancora, nell’armadio della malcapitata per rubare denaro o gioielli (35 gli oggetti spariti).
Gli appostamenti degli investigatori sotto casa della novantenne non consentono di fermarlo in flagranza, ma una operatrice socio assistenziale che si occupa dell’anziana lo coglie praticamente con le mani nel sacco il 5 febbraio scorso. E consente la svolta delle indagini. Di fronte alla donna che arriva nell’appartamento proprio mentre c’è lui, il finto tecnico accampa la scusa di essere impegnato nella riparazione del boiler. Poi, per timore di essere incastrato, l’uomo si allontana con una scusa dall’edificio, lasciando alla vittima i 1500 euro appena ottenuti dall’anziana che ha accettato di essere accompagnata in banca a prelevare il denaro, per il pagamento dei “lavori”, non avendo contanti a casa.
Dopo uno dei colpi gli uomini della terza sezione, specializzati in reati contro il patrimonio, chiedono la collaborazione dei colleghi della Scientifica. E l’intuizione si rivela giusta, fa notare Cosentino, perché gli esperti trovano due frammenti di impronta vicino alla borchia del boiler. E le indagini su quelle tracce riconducono proprio all’indagato (si tratterebbe dell’indice e del pollice della mano sinistra): Bartolozzi, d’altronde, non è un volto nuovo per i poliziotti, avendo già una serie di condanne a suo carico per reati contro il patrimonio. Nei confronti del 55enne (che i familiari della vittima avrebbero incrociato perfino due o tre anni fa) scatta subito una perquisizione: la polizia cerca degli elementi per incastrarlo, in primo luogo le chiavi della cassaforte della novantenne. Ma non le trova. Ci sono, invece, circa 20mila euro, di cui resta misteriosa la provenienza, visto che l’uomo è disoccupato. Il cerchio si chiude con il riconoscimento fotografico dell’assistente che ha incrociato il truffatore e non ha dubbi sulla sua identità.
Nel disporre l’arresto dell’uomo, il giudice per le indagini preliminari Nicola Colantonio (il pm è Salvatore Campochiaro) ha tenuto conto della mancanza di «remore» dell’indagato che è «avvezzo all’aggressione del patrimonio altrui ed è senza scrupoli». E lo dimostrano le «condotte reiterate quasi senza soluzione di continuità». In più ha dimostrato «assoluta professionalità e pervicacia», oltre alla «incapacità di autocontrollarsi». Sempre per il giudice c’è il «chiaro pericolo di reati della stessa indole», e per questo l’uomo - difeso dall’avvocato Massimo Galasso - è finito in carcere. Oggi l’interrogatorio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

