In cella per bancarotta: Bartoccini risponde al gip e chiede la libertà

L’avvocato: «Il mio assistito ha spiegato tutto nel dettaglio ed è convinto che riuscirà a chiarire la sua posizione»
PESCARA. Decide di rispondere alle domande del gip Mariacarla Sacco, che ha disposto il suo arresto, l’imprenditore delle marmellate (Casa Giulia il marchio più conosciuto) con stabilimento a Collecorvino, il pescarese Mario Bartoccini, finito in carcere con le accuse di bancarotta fraudolenta ed evasione fiscale per un totale di oltre 10 milioni di euro. Nell’interrogatorio di garanzia di ieri, Bartoccini ha fornito al giudice la sua versione dei fatti.
«Il mio assistito», dice l’avvocato Roberto D’Ettorre che ne ha chiesto la scarcerazione, «ha offerto piena collaborazione e confida nella giustizia: è convinto che riuscirà a chiarire la sua posizione e ha spiegato nel dettaglio le vicende che lo riguardano. La nostra tesi verrà dimostrata anche attraverso il deposito di adeguata documentazione».
L’arrestato condivide le contestazioni del pm Fabiana Rapino con il fratello Alessandro che è indagato, ma a piede libero. Sono finiti entrambi (ma il numero degli indagati sembra comprendere anche altri personaggi che ruotano attorno alle tante società coinvolte nell'operazione “In a Jam” della guardia di finanza) sotto inchiesta per un vorticoso giro di società che operano anche in Campania e Molise: secondo le fiamme gialle, società riconducibili a Mario Bartoccini che risulta amministratore di fatto di molte di queste. Determinante, ai fini dell’emissione della misura cautelare, è stata sicuramente la relazione del curatore fallimentare di Casitalia, società dichiarata fallita dal tribunale di Pescara, intestata direttamente a Mario. L’avvocato Sergio Della Rocca ha infatti presentato una minuziosa relazione su tutta l’attività in qualità di curatore di Casitalia che il giudice ha riportato nella misura.
«Il curatore, esaminata la documentazione contabile-amministrativa», scrive il gip, «ha riferito che la società, in totale stato di decozione ed in prossimità della dichiarazione di procedura di liquidazione giudiziale, aveva posto in essere, a favore della “newco” D.I. Alimentare srl, una significativa dismissione del patrimonio societario mediante l’alienazione di marchi e royalties per un valore contabilizzato nella misura di 2 milioni e 390 mila euro e che la cessione dei marchi e royalties era avvenuta senza pagamento di alcun corrispettivo».
E inoltre, il curatore sosteneva «che la D.I. Alimentare srl (amministrata dal fratello Alessandro ndr) è la medesima società che Mario Bartoccini ha indicato essere proprietaria degli impianti e delle attrezzature presenti nello stabilimento di Collecorvino della Casitalia spa».
Le indagini della finanza avrebbero poi accertato «l’esistenza di un gruppo di società, la gran parte delle quali aventi denominazione uguale e/o similari e persino numeri di partita Iva identici o con parti delle cifre identiche, operanti nel settore del confezionamento di marmellate e confetture, tutte riconducibili, direttamente o indirettamente a Mario Bartoccini». A sostegno di queste tesi accusatorie ci sarebbe anche la circostanziata testimonianza di un ex dipendente.
E il gip chiude la misura affermando che «di tutta evidenza è il persistere della condotta dell’indagato tesa a spogliare definitivamente, con condotta distrattiva, la liquidazione della Casitalia». Secondo gli inquirenti, ci sarebbero distrazioni di 5 milioni e mezzo di euro e una evasione fiscale di circa 4 milioni e mezzo di euro.
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