In centinaia in Comune per l’addio a Pablosax

Le anime della sinistra cittadina riunite nel ricordo dell’artista
PESCARA. «Se ti guardi intorno, oggi qua c’è tutta la palma di piazza Salotto dei vecchi tempi. Più i derivati e i semi derivati, vale a dire i figli e i nipoti dei ragazzi di allora». Le parole del musicista Pino Petraccia, tra le centinaia di persone arrivate in Comune per rendere omaggio all’amico Paolo Sponsilli raccontano bene le facce e il clima in cui si è celebrato ieri pomeriggio il funerale laico di Pablosax, accolto dal sindaco Marco Alessandrini e dall’assessore alla Cultura Giovanni Di Iacovo.
L’artista pescarese irriverente e poliedrico che se n’è andato alla soglia dei 62 anni dopo un breve ricovero in ospedale, ha riunito nel suo addio le anime underground, psichedeliche e di sinistra della città, quelle dell’impegno politico ed ecologista, della cultura, del teatro, della musica e delle battaglie che dalla fine degli anni Settanta hanno contribuito a fare un pezzo della storia di Pescara. Come l’occupazione dell’ex Università di piazza Primo maggio, quando un gruppo di giovani, e tra questi un non più tanto giovane Sponsilli, nel 1989 chiedeva che quello spazio abbandonato fosse trasformato in un centro sociale. Ne seguirono l’autogestione con i murales di Paolo, che durò circa un mesetto, e le foto di quei giorni che ieri pomeriggio sono state proiettate, tra le altre, nella sala consiliare dedicata per un pomeriggio alle opere e alla storia non solo di Pablosax, ma indirettamente anche di chi l’ha incrociato o gli ha camminato a lungo a fianco. «Ha portato poesia e arte in luoghi dove non sarebbero mai arrivati», ha testimoniato al microfono Maurizio Acerbo accanto alla bara dell’amico di una vita, «e l’arte è rivoluzionaria quando fa uscire dalle persone il meglio che hanno dentro. Come riusciva a fare Paolo. Un’enciclopedia vivente che non aveva bisogno di dimostrare la sua cultura, anche se studiava tantissimo e la discussione con lui, e le sue performances erano sempre di altissimo livello. Un militante anche per la sua visione dell’arte. Di una bontà sovrumana. Paolo a suo modo era un gentiluomo d’altri tempi». E infine: «Quando morì mio padre, suo padre mi inviò un telegramma con queste parole: Saluto il compagno di tutta una vita. Io», ha concluso Acerbo con il pugno alzato, «saluto Paolo allo stesso modo».
Come Acerbo, hanno offerto la propria testimonianza Vincenzo Olivieri, il direttore scientifico del Museo del mare amico di Sponsilli dai tempi della scuola, e che con lui ha collaborato nell’allestimento degli ambienti marini all’interno del Museo e del centro recupero tartarughe. Anche questa una passione di Sponsilli come raccontano i pannelli dei suoi dipinti che scendono giù dalla parete alle spalle della bara, ricoperta pure dai suoi colori accesi. E la sua foto davanti. Di lui hanno parlato due delle sue poesie lette da Susanna Costaglione e quelle lette da Cam Lecce, e ancora di lui ha parlato il suo pezzo, “Bella ragazza blues” che l’amico e compagno di tante iniziative, Emidio Giovannozzi ha proposto alla sala gremita. Tanti momenti, testimonianze. E la musica, quella che piaceva a Pablosax. Musica che lo ha accolto nella sala consiliare e che è ripartita quando la bara è stata portata via, verso il cimitero di San Silvestro.
«Ciao Paolo guerriero di pace», l’ha salutato con un post su Facebook, Acerbo, a fine giornata, «spero che non ci spernacchierai per le troppe lacrime e che la selezione musicale ti sia piaciuta. Oggi abbiamo occupato il Comune per soffiarci dentro un po' di psichedelia e di comunismo. È stato un piacere essere stato un tuo amico».

