«In chiesa feci un cinema da 120 posti»

«Ai miei tempi l’oratorio era anche il luogo dove i giovani si incontravano e si fidanzavano, frequentavano il cinema parrocchiale, si giocava e si stava insieme. Oggi creare un oratorio, un ambiente...
«Ai miei tempi l’oratorio era anche il luogo dove i giovani si incontravano e si fidanzavano, frequentavano il cinema parrocchiale, si giocava e si stava insieme. Oggi creare un oratorio, un ambiente educativo come insegnava don Bosco, significa riaccendere entusiasmi se le proposte di chi gestisce sono valide e portate avanti con amore». I ricordi del noto showman pescarese Germano D’Aurelio (foto), in arte ’Nduccio, corrono alla sua adolescenza quando frequentava l’oratorio di Santa Caterina da Siena, in via Mezzanotte a Porta Nuova. «Lì, da ragazzo, fondai un piccolo cinema da 120 posti dove l’amico Sandro Mosca iniziò a fare l’operatore con le pellicole e il giornalino “Teleobiettivo” che stampavamo in ciclostile; creammo anche un gruppo di canto con la chitarra elettrica», dice D’Aurelio, seminarista a Roma da bambino, «tutto era reso possibile dalla generosità e lungimiranza di don Bruno Cassini, che pur di vedere i giovani in parrocchia ci concedeva libertà di azione. Era un uomo straordinario». Così come lo era «don Giacomo Alberione di Alba, nel Cuneese, che venne a Pescara dopo la guerra ed ebbe l’intuizione di far nascere la chiesa di San Paolo Apostolo di via Montanara che all’epoca era un garage. Lo conobbi a 11 anni mentre lui ne aveva 84. Nel 1961 si tenne una processione memorabile con il santo della parrocchia che attraversava il borgo, l’oratorio è una bella iniziativa di don Ezio». (c.co.)

