In coma dopo i pugni al semaforo: Cicalini ora chiede 100mila euro

2 Ottobre 2020

Nella prima udienza il ristoratore ha quantificato la richiesta della provvisionale per il risarcimento E l’avvocato dell’imputato ha ottenuto lo spostamento del processo davanti al tribunale collegiale

FRANCAVILLA. Si sposta davanti al tribunale collegiale di Chieti il processo nei confronti di Sandro Mangifesta, l'ex pugile di Ortona accusato di aver aggredito Antonio Cicalini, ristoratore 65enne di Francavilla, a seguito di una lite scoppiata lo scorso 25 ottobre per motivi legati alla circolazione stradale, mentre entrambi erano fermi al semaforo in fondo a viale Alcione. Nella prima udienza fissata per ieri mattina, il giudice monocratico del tribunale di Chieti, Chiara Di Gerio, ha infatti accolto l’eccezione avanzata dall’avvocato Italo Colaneri, difensore dell’imputato, che ha chiesto lo spostamento del processo in quanto il reato di cui dovrà rispondere il suo assistito, quello di lesioni personali gravissime, è punibile con la reclusione da 6 a 12 anni. Al contrario, la composizione monocratica può decidere solo su fattispecie punibili fino a 10 anni di reclusione.
La pronuncia del giudice ha rinviato tutto al 1° dicembre, data in cui è prevista la prossima udienza. Oltre alle richieste della difesa, anche la persona offesa ha avanzato le sue istanze per il tramite dell’avvocato Angelo Pettinella. In primo luogo il signor Cicalini ha formulato una richiesta di risarcimenti danni, da quantificare strada facendo, con una provvisionale da 100mila euro. Successivamente si è costituita parte civile anche la moglie del Cicalini, attraverso il suo legale Carmine Verde, fatto che ha suscitato l’opposizione della difesa di Mangifesa, la quale non ne ravvede la necessità dato che la persona offesa è viva ed è cosciente. Sul punto è attesa la decisione da parte del collegio che arriverà proprio in occasione dell’udienza del 1° dicembre.
Proprio sulle condizioni del ristoratore francavillese, l’avvocato Pettinella chiarisce: «Purtroppo a distanza di un anno le conseguenze dell’aggressione subita sono ancora presenti. Il mio assistito continua a vivere assumendo giornalmente una dose massiccia di farmaci, uniti alle ripetute sessioni di fisioterapia. Non è riuscito a recuperare il 100% delle funzionalità e purtroppo difficilmente lo farà». Poi sullo spostamento del processo dice: «Siamo assolutamente d’accordo, se non l'avesse richiesto il mio collega l’avrei fatto io. Il tribunale monocratico non può decidere sui reati punibili con un periodo di reclusione superiore ai 10 anni, come invece prevede quello di cui è accusato l’aggressore».
Da quel maledetto giorno in poi, mai le parti sono riuscite ad avere un confronto, neanche tramite i rispettivi legali, come sostiene lo stesso Pettinella: «Non abbiamo mai ricevuto richieste o inviti in tal senso, né dall’aggressore né dal suo difensore. Al di là di ciò, quello che ci interessa è che giustizia venga fatta».
Anche l’avvocato dell'imputato, Colaneri, conferma la totale assenza di rapporti tra le parti, ma ci tiene a sottolineare come in questo momento Mangifesta, broker di professione e istruttore di pugilato in una palestra, viva una vita normale dopo un periodo trascorso agli arresti domiciliari, priva di ogni vincolo, e attende con serenità l'avvio del processo a suo carico. «Ha agito per legittima difesa», si limita a ribadire, come peraltro già fatto nei mesi scorsi, lasciando anche intendere quella che potrà essere la strategia difensiva in vista dell’avvio del processo.
Non si sbilancia più di tanto l’avvocato Colaneri, ma appare evidente che la linea da far passare nel corso del dibattimento sarà quella per cui il suo assistito avrebbe colpito Cicalini solo per difendersi. Una linea che dall’altro lato continuano a respingere con fermezza, addebitando ogni responsabilità all’aggressore. Il primo dicembre l’udienza.
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