In corteo da tutta Italia per sostenere la protesta

22 Aprile 2018

Dal Salento, a ritmo di Pizzica, al “No tubo” delle Marche e dell’Umbria Le voci di chi si oppone alla realizzazione di centrale e metanodotto

SULMONA. Serena Fiorentino con la sua maglietta verde “no tap”, si commuove quando parla dei motivi del no alla centrale e al gasdotto, pensando «al futuro dei suoi figli». Percorrendo il corteo contro il senso di marcia, l’allegria torna subito protagonista appena ci si imbatte nel coloratissimo gruppo del “no tap Salento”. «Ci siamo svegliati molto presto per essere qui», racconta Barbara Santoro a ritmo di Pizzica, «il territorio è dei cittadini e voi sulmonesi state dando una grossa lezione con questa mega manifestazione». Scorrendo le file colorate del corteo diventa impossibile non riconoscere che Sulmona sia diventata per un giorno l’ombelico delle lotte ambientaliste, Il crocevia delle battaglie dei vari movimenti, che si incrociano a Case Pente. In un fazzoletto di terra vicino al cimitero, dove il governo lo scorso 22 dicembre ha dato il via libera a costruire la centrale del gas. «Un’opera impattante e nociva», fa notare Riccardo Verrocchi, fra i condottieri del mega corteo, «contro cui da anni lottiamo, soprattutto grazie all’opera infaticabile di Mario Pizzola e dei Comitati». «Le opere impattanti da cui ci difendiamo sono diverse», aggiungono Mattia Candido e Caterina Montanaro del No tap Salento, «ma la matrice della battaglia è per forza di cose unica». Fra le centinaia di associazioni, movimenti, gruppi, scuole, collettivi, comitati, partiti, sindacati e coordinamenti che hanno aderito, c’è anche l’Anffas. «Noi siamo qui per la difesa dell’ambiente e del territorio», intervengono Emanuela Pasquali e Luigi Margiotta, «perché è giusto esserci anche per i disabili che non possono manifestare». Ne fanno una questione di vicinanza territoriale dal Comitato “No tubo” di Marche e Umbria, con Vittorio Nicolucci, Ferruccio e Aldo Cucchiarini, che urlano: «Noi la Snam non la vogliamo». Alla domanda sul perché rispondono che «il metanodotto è stato pensato più di dieci anni fa, e ora le fonti di approvvigionamento energetico si stanno sempre più allontanando dai carbon fossili».
Per le stesse ragioni Ludovica Michi e Flavio Mandolini di Greenpeace Abruzzo sono arrivati da Pescara. «Non potevamo mancare», commentano con le loro t-shirt con logo dell’associazione Letizia Palombara e Silvia Basilavecchia, «questa è una battaglia che parte da Sulmona, ma che unisce tutta l’Italia». La percezione di una battaglia unitaria aumenta parlando con la signora Anna Corsini, che si è trasferita a Sulmona da Napoli. «Io qui ho investito i sacrifici di una vita», racconta, «mi sono trasferita per stare tranquilla e ora che ci faccio con la mia casa, chi la ricompra»?
Al di là delle motivazioni ambientaliste, ricorre anche fra i manifestanti la preoccupazione per il deprezzamento di case e terreni, come fa notare il giovanissimo Lorenzo Pagliaro, che col megafono dà il “la” ai cori della testa del mega corteo.
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