In duemila per l’ospedale di Popoli

Si ferma anche il traffico sulla Tiburtina. Il corteo: no a questo piano di riordino
POPOLI. Oltre duemila persone hanno sfilato per le vie cittadine, dalla zona Peep alla centralissima piazza Paolini e poi all’ingresso dell'ospedale Santissima Trinità, per dire no, con striscioni e slogan, al piano di riordino della sanità abruzzese che condanna alla chiusura l'ospedale di Popoli, trasformandolo in un centro di riabilitazione (almeno sulla carta).
La città ieri si è fermata per circa due ore, così come il traffico sulla Tiburtina Valeria ha dovuto osservare momenti di sosta per dare spazio al lunghissimo corteo, di “potenziali assistiti della sanità” arrivati da tutti i centri della Val Pescara e della Valle Peligna accompagnati dai loro sindaci con fascia tricolore. Hanno aderito alla manifestazione organizzata dal Comitato cittadino per la salvaguardia dell’ospedale anche l’assessore regionale Pd Donato Di Matteo e il parlamentare Pd Antonio Castricone, il consigliere regionale Fi Lorenzo Sospiri, il senatore Fi Fabrizio Di Stefano.
Al completo l’amministrazione comunale popolese con in testa il sindaco Concezio Galli. A rimarcare i motivi della mobilitazione, gli aderenti al Comitato, i medici Luigi Liberatore, Evandro Ricci e Giuseppe Berarducci con il popolese Pietro D’Amato.
La sostanza, ribadita dalla protesta, è che l’ospedale di Popoli non può essere chiuso, né declassato a semplici funzioni riabilitative. Di qui la larga partecipazione finalizzata a fare da campanello d’allarme per il governatore Luciano D’Alfonso e ad opporsi alle decisioni commissariali, in attesa che venga ufficializzata l’uscita dell’Abruzzo dal commissariamento per far valere di fronte al governo regionale le istanze di un territorio fino a oggi dimenticato. Su questa linea anche i capogruppo di opposizione Mario Lattanzio e Guerino Di Virgilio e la vice presidente del consiglio Vanessa Combattelli.
«La contrarietà al piano di riordino sanitario della Regione», afferma il sindaco Galli, pronto a unirsi ad altre iniziative del genere «dimostrata con un recente ricorso al Tar contro i decreti commissariali, nasce dall’assoluta necessità di garantire il diritto alla salute delle comunità delle aree interne. La Regione vuole cancellare la sanità pubblica di questo territorio a vantaggio della costa e della sanità privata. La Regione in questi mesi ha completamente ignorato le nostre proposte assolutamente realizzabili: una mancanza nei confronti della collettività che subisce pesantemente decisioni prive di qualsiasi logica».
«La misura è colma», affermano Sospiri e Lattanzio «e oggi a dirlo non è la politica, ma i cittadini che si rifiutano di accettare la chiusura di un ospedale strategico. Popoli non può restare senza Pronto soccorso, sale operatorie, e gestire l'emergenza con famiglie terremotate, scuole ancora in moduli abitativi. Lo scellerato piano di riorganizzazione della rete ospedaliera va rivisto, prima che la situazione, già incandescente, esploda».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

