In fumo uliveti e vitigni Danni ingenti in Val Pescara

Dopo le 48 ore di fuoco, i sindaci dei centri più colpiti dai roghi fanno il punto: «Serve una politica del territorio, manca una regia per gestire i roghi boschivi»
CARAMANICO TERME. Danni incalcolabili. Il fuoco di lunedì e martedì ha spazzato via tutto: colture di pregio come uliveti e vigneti, e centinaia di ettari di bosco e macchia mediterranea.
Agli inneschi che si ritiene siano stati di origine dolosa in tutti i territori della media Val Pescara, sulla sponda sinistra del fiume nel comune di Castiglione a Casauria e nell’altro versante, sulla sponda destra del fiume Orta in territori ricadenti nei comuni di Caramanico Terme e San Valentino, a sviluppare e ad alimentare le fiamme è stato il vento. La brezza serale e notturna che non ha concesso nessuna tregua ha fatto il resto. I tanti soccorritori giunti massicciamente sui territori, tra vigili del fuoco, almeno cinque associazioni di Protezione civile e volontari, sebbene il grande impegno e coordinazione nelle operazioni, non hanno potuto fronteggiare i focolai che dalla tarda mattinata di lunedì si sono moltiplicati per oltre 48 ore di minuto in minuto, poiché, soprattutto nel primo giorno, sono mancati i mezzi di appoggio all'azione terrestre: un elicottero andato in avaria e un canadair che lunedì ha lavorato solo poche ore prima dell'arrivo del buio, non ce l'hanno fatta a a contenere l'espandersi dei roghi. Lingue di fuoco che si sono alzate violentemente anche di alcune decine di metri là dove hanno incontrato terreni incolti e piantagioni specializzate.
SAN VALENTINO. «Negli anni scorsi», spiega il sindaco di San Valentino Antonio Saia, «i terreni erano coltivati, erano perciò puliti e ben tenuti. Oggi con il loro abbandono è venuta meno anche la funzione di prevenzione contro l’espandersi degli incendi esercitata dall’attività agricola. Qui la maggior parte delle proprietà terriere ricadono sotto i vincoli del Parco, pertanto», va avanti Saia, «è necessario che ci sia una politica di gestione del terrritorio, sforzi comuni che dovranno compiere enti come Parco, Comuni, Provincia, Regione e proprietari».
CASTIGLIONE. Notevoli i danni nel territorio di Castiglione dove sono andati in fumo uliveti di pregio ed appezzamenti coltivati a vite di moscatello dei vitigni ex Angelucci. «I vigili del fuoco e la Protezione civile con i carabinieri di Torre, con il comandate Alessio D’Alfonso hanno svolto un lavoro immane» spiega il sindaco Gianluca Chiola. «È stato presidiato per tutta la notte l’agriturismo Di Battista e per impedire l’aggressione delle fiamme anche alle preesistenze sparse dalla Madonna della Croce fino alle Vicenne».
CARAMANICO. Anche qui il fuoco ha ridotto in cenere soprattutto terreni abbandonati, un tempo coltivati. «Nelle attività di spegnimento», interviene il sindaco di Caramanico Simone Angelucci, «si sono verificate difficoltà a seguito della riorganizzazione dell’ex Corpo Forestale e il passaggio di competenze ai Vigili del fuoco e ai carabinieri e, inoltre, l’assenza evidente di un ruolo operativo da parte del Parco. Situazioni non tutte chiare o almeno non concordate in modo da assicurare un’efficacia nelle attività in ambito boschivo. I vigili del fuoco si pongono a presidio delle abitazioni, ma credo manchi una regia e una capacità di gestire le fiamme in ambito boschivo. Voglio sottolineare l’attività risolutiva dei volontari della Protezione civile che», conclude Angelucci, «sotto la guida del Dos dei vigili del fuoco, sono stati in grado di fronteggiare l’avanzamento delle fiamme in settori che avrebbero determinato un rischio elevatissimo per la pubblica incolumità».
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