In isolamento da quasi due mesi in attesa del test che non arriva

22 Aprile 2020

Denuncia di un cittadino risultato positivo il 13 marzo: «Ho saputo l’esito di quel tampone grazie al sindaco, ma la Asl me l’ha mandato ora, mentre aspetto il risultato del secondo». Luciani: problema già segnalato

FRANCAVILLA. «Siamo chiusi in casa da 50 giorni e non ancora sappiamo l'esito dei tamponi». A raccontare la sua storia è il signor Luigi, residente a Francavilla che all'inizio del mese di marzo ha accusato i primi sintomi del coronavirus: «La febbre è venuta sia a me che a mia moglie, ma non abbiamo dato troppo peso alla cosa. Poi ci hanno chiamato dei nostri amici con cui eravamo stati a cena qualche sera prima, dicendoci che alcuni erano risultati positivi. Allora abbiamo richiesto il tampone». Che arriva il 13 marzo: «Qualche giorno dopo, grazie all'interessamento del sindaco Luciani, io e mia moglie abbiamo scoperto di essere positivi, mentre nostro nipote di 14 anni che vive con noi non lo era». Da questo momento, però, la convalescenza entra in una fase di stallo: «In pratica dopo quasi due mesi», riprende il diretto interessato, « nonostante i tamponi di controllo, noi non sappiamo ancora se siamo guariti o meno. Siamo costretti a lasciare nostro nipote chiuso in una cameretta per evitare ogni contatto. Veniamo sorvegliati dalle autorità che ogni giorno passano per controllare se siamo a casa. Dobbiamo fare una particolare raccolta dei rifiuti dedicata alle persone positive, e non sappiamo come venire fuori da questa situazione». Il perché Luigi lo spiega nel dettaglio: «Il 4 aprile siamo stati sottoposti al tampone di controllo. Successivamente, sempre grazie alla mediazione del sindaco, siamo venuti a sapere che quello di mia moglie era negativo mentre il mio era stato perso. Per questo il 16 aprile ci hanno sottoposto a un nuovo tampone di cui adesso attendiamo i risultati. La cosa paradossale però, è che lunedì pomeriggio abbiamo ricevuto una mail dalla Asl con la quale siamo stati informati che il tampone fatto il 13 marzo era risultato positivo». Una comunicazione che agli occhi del cittadino viene vista quasi come una beffa: «È un esito che conoscevamo già e che ormai è superato. Se noi siamo rimasti chiusi in casa per tutto questo tempo è proprio perché abbiamo ricevuto la notizia della positività. Adesso, dopo aver fatto altri due tamponi, che senso ha ricevere la comunicazione dell'esito di quello a cui ci siamo stati sottoposti il 13 marzo?», si chiede perplesso.
Proprio per questo il cittadino non ha perso tempo e ha scritto a chi di dovere per chiedere chiarimenti: «Ho informato il sindaco di quanto accaduto, ma mi sono rivolto anche alla Asl e agli organi competenti. Io capisco che la mole di lavoro in questi giorni sia importante e non voglio fare polemica, però dall'altro lato vorrei che anche chi di dovere comprendesse che non si possono lasciare persone chiuse in casa, per quasi due mesi, senza che possano conoscere quelle che sono le reali condizioni di salute». A tal proposito, ieri mattina ancora una volta il primo cittadino di Francavilla ha ribadito il suo interessamento non solo a questo caso, ma a quello di tutte le persone che attendono la risposta al tampone. Da quello che si apprende, ne sono almeno una decina che a inizio aprile hanno ripetuto il test per capire se sono o meno guarite e che a distanza di quasi venti giorni continuano ad attendere una risposta. «L’auspicio è che il ritardo accumulato in queste settimane possa essere via via smaltito, anche grazie all’alleggerimento del carico di lavoro che fortunatamente si registra in questi giorni. Accanto a questo», afferma il sindaco. «ho più volte segnalato la problematica relativa ai sanitari, che loro malgrado non solo talvolta hanno contratto la malattia, ma sono diventati anche veicolo di contagio, come nelle ultime settimane i numeri hanno certificato. Anche da questo punto di vista mi auguro che siano state trovate le opportune contromisure».
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