In Italia 1.056 contagiati in due anni

Lombardia e Lazio le più colpite, ma della nuova variante più pericolosa non vi è traccia
PESCARA. Il vaiolo delle scimmie (Mpox) è una malattia infettiva virale che si trasmette all’uomo sia dal contatto con animali infetti che tra persone. È provocata dal Monkeypox virus. L’ultimo bollettino del Ministero della Salute, pubblicato l’8 agosto scorso, indica che in Italia sono stati segnalati 1.056 casi da quando è scoppiata l’epidemia in Africa nel maggio 2022. I casi recenti però sono solo nove. Ma a causa del significativo aumento dei contagi l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), il 14 agosto scorso, ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria prima in Africa e poi internazionale.
È doveroso però fare una distinzione: in Africa l'aumento dei casi è del 160% e dei decessi del 19%, pari rispettivamente a 14.000 infezioni e 524 decessi, la maggior parte dei quali concentrati in Congo. Mentre solo di recente la variante Clade 1 del virus, caratterizzata da una maggiore diffusività, è stata identificata per la prima fuori dall'Africa (in Svezia).
I casi registrati nel nostro Paese, quindi, non dipendono dalla nuova variante. Ad oggi, in base all'ultimo bollettino del ministero, dei 1.056 casi confermati in Italia 262 sono collegati ai viaggi all'estero e, nella stragrande maggioranza, si tratta di maschi (1.040), contro solo 16 femmine. L'età media dei positivi è di appena 37 anni, in un range però compreso tra i 14 e i 71 anni.
La Regione con più casi è la Lombardia con 441 (di cui solo 1 recente), seguita dal Lazio (169), l’Emilia Romagna (97, il Veneto (77, di cui sei recenti) e la Toscana (67). L’Abruzzo invece ha fatto registrare cinque casi, tutti non recenti.
COME AVVIENE IL CONTAGIO.
Il virus del vaiolo delle scimmie può essere trasmesso «attraverso un morso o il contatto diretto con sangue, liquidi organici o lesioni di un animale infetto», sottolinea l'Istituto Superiore di Sanità.
Si tratta dunque una zoonosi, cioè una malattia che può essere trasmessa da un animale all'uomo. I principali vettori sono piccoli mammiferi. È possibile anche il contagio da uomo a uomo (trasmissione secondaria). Una via principale di trasmissione è legata al contatto con le lesioni cutanee e gli oggetti contaminati da una persona positiva, come vestiti e lenzuola. Anche per queste ragioni è agevolata la trasmissione sessuale. Possibile anche la trasmissione aerea; ciò significa che ci si può infettare entrando in contatto con le goccioline respiratorie (droplet e aerosol) rilasciate da una persona positiva.
I SINTOMI.
La patologia ha un periodo di incubazione medio di una dozzina di giorni (intervallo compreso tra una e tre settimane) e normalmente si risolve da sola nel giro di alcune settimane. Tra i sintomi indicati dall'Iss figurano febbre, cefalea, mal di schiena, affaticamento, linfonodi gonfi e una sensazione di malessere generalizzata.
A uno o più giorni dall'insorgenza della febbre emerge l’eruzione cutanea pustolare, con lesioni che di norma compaiono prima sul volto e poi si diffondono nel resto del corpo. L'eruzione cutanea si evolve nel corso dei giorni fin quando le pustole non formano una crosta e cadono, talvolta lasciando una cicatrice sulla pelle.
La guarigione avviene di norma tra le 2 e le 4 settimane. La mortalità è di circa il 10 percento in Africa nelle persone non vaccinate contro il vaiolo umano. Nel caso in cui compaiano sintomi come febbre, linfonodi gonfi e vescicole, l'Iss raccomanda di contattare il proprio medico curante e di restare a casa. Il Ministero della Salute infine indica che le persone entrate in contatto con un positivo devono essere monitorate per 21 giorni per verificare l'eventuale comparsa di sintomi. (l.c.)
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