«In ospedale fa caldo? Non ho mica la bacchetta magica»

Il direttore Asl, D’Amario: la struttura sarà climatizzata non prima di un anno, lavori bloccati da un ricorso
PESCARA. «Non possiamo comprare condizionatori alla cieca solo per fronteggiare un momento di caldo eccezionale destinato a passare presto. Non fa caldo solo all’ospedale di Pescara, fa caldo da tutte le parti. Comunque sia, provvederemo visto che non è un problema di soldi». Il direttore generale della Asl Claudio D’Amario dice che non ha la bacchetta magica e parla così delle condizioni di un ospedale costruito, a partire dagli anni Settanta e finito nei primi anni Novanta, senza un impianto di climatizzazione centralizzato. Nella sala d’attesa di Oncologia battuta dal sole si arriva a 33°, nei reparti di Medicina e Geriatria a 32°, al Cup con i condizionatori spenti si toccano i 34° come testimoniato dal nostro servizio pubblicato ieri. «Non si può risolvere il problema del caldo all’ospedale in pochi giorni perché è necessario un progetto su larga scala», spiega D’Amario, «ma il piano c’è ed è bloccato solo da un ricorso: abbiamo fatto una gara d’appalto per un progetto di modernizzazione dell’ospedale da 14 milioni di euro, ma la ditta che si è classificata seconda ha fatto ricorso al Tar e ha avuto ragione. Adesso, stiamo aspettando il verdetto del Consiglio di Stato. La ditta prima classificata ha presentato un ribasso d’asta di quasi tre milioni di euro che vogliamo reinvestire in altri cantieri». Passerà almeno un anno. «Comunque, non siamo fermi», assicura D’Amario, «stiamo lavorando anche sul potenziamento delle cabine elettriche: per spingere un impianto di climatizzazione generale serve energia».
A Nefrologia, tre associazioni hanno donato 5 climatizzatori per migliorare le condizioni del reparto. «È uno spot che può valere per ambienti piccoli», dice D’Amario, «per migliaia di metri quadrati non basta uno split ma serve un impianto centralizzato». (p.l.)

