In pensione a 64 anni C’è il primo via libera

13 Giugno 2021

Rapporto della Corte dei Conti su cosa accade dopo quota 100

Pensione per tutti, a 64 anni, dal 2022. Anche per chi rientra nel solo sistema retributivo o in quello misto. È questa una delle possibili soluzioni che emergono dall’ultimo Rapporto 2021, sul coordinamento della finanza pubblica della Corte dei Conti, per le pensioni, a partire dal prossimo anno quando scadrà Quota 100, che non verrà prorogata. La misura, in vigore fino al 31 dicembre prossimo, permette di andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi.
Finora sono stati ipotizzati diversi scenari per sostituire Quota 100, ma il Governo non ha ancora definito una linea d'azione univoca. Intanto la Corte dei Conti, per il futuro delle pensioni tutto da riscrivere, suggerisce un sistema più equo per lasciare il lavoro in anticipo, riportando l’attenzione sull’uscita a 64 anni con 20 anni di contributi.
A CASA A 64 ANNI. Una soluzione, dal prossimo anno, come suggerisce la Corte di Conti, potrebbe essere applicare la soglia dei 64 anni di età abbinata ad almeno 20 anni di contributi, oggi già prevista, ma per la quale si allargherebbe di fatto la platea. Il suggerimento è quello di ampliare l’opzione dell’uscita anticipata a 64 anni anche a chi cade nel regime misto o retributivo puro.
Ad oggi, invece, solo i lavoratori che hanno un calcolo contributivo puro della pensione possono uscire a 64 anni di età, e per loro bastano 20 di contributi, a condizione che la pensione maturata raggiunga una determinata soglia di importo. Ovviamente, per le casse Inps l’estensione in massa non sarebbe sostenibile, ecco perché l'ipotesi è di concederla a condizione di un ricalcolo contributivo dell’assegno, anche per chi avrebbe diritto al calcolo misto più vantaggioso.
IL PARERE. La Corte dei Conti, nel suo rapporto, non parla esplicitamente dell’uscita per tutti a 64 anni come la soluzione all’anticipo, ma lascia intuire che è un’eventuale strada da seguire. «Sarebbe utile considerare l’ipotesi di costruire, eventualmente con gradualità ma in un’ottica strutturale, un sistema di uscita anticipata», si legge nella relazione, «che converga su un’età uniforme per lavoratori in regime retributivo e lavoratori in regime contributivo puro. È un aspetto, quello dell’età di possibile uscita dal lavoro prima dei 67 anni, che sarà di crescente rilievo; infatti, ai lavoratori in regime pienamente contributivo la legislazione vigente già garantisce la possibilità di andare in pensione a 64 anni (se con 20 anni di anzianità contributiva e un assegno di importo pari a 2,8 volte l’assegno sociale».
Di fatto, tra le righe della valutazione della Corte dei Conti, emerge un suggerimento per la riforma: concedere la pensione a 64 anni a chi ha iniziato a lavorare prima del 1996 e a chi rientra nel sistema retributivo o misto, per evitare disparità di trattamento.
INSUCCESSO QUOTA 100. Le pensioni anticipate con Quota 100 sono state un insuccesso laddove, come evidenziano anche i dati dell’Osservatorio Inps 2021, i lavoratori hanno preferito Quota 101, 102 o 103 congedandosi quindi a 63, 64 o anche 65 anni di età. Anche la Corte dei Conti, nel suo Rapporto, conferma come Quota 100 non sia stata un “buon affare” per il Governo, guardando alle risorse stanziate e a quelle effettivamente spese. Al 31 gennaio 2021, sottolinea la Corte dei conti, le pensioni con Quota 100 nel complesso son state pari a 278mila.
«Le somme effettivamente spese si sono mantenute al di sotto delle disponibilità», si mette in evidenza nel Rapporto, «in particolare, nel 2019 si sono registrate economie di spesa per 1,1 miliardi; nel 2020, sono stati pagati 5,2 miliardi a fronte di uno stanziamento di 7,6 miliardi».