In pensione a 64 anni d’età Chi potrà andarci e come

17 Marzo 2021

Che accade dopo l’addio a quota 100: sei ipotesi probabili di uscita dal lavoro

L'AQUILA. A fine anno Quota 100 andrà in pensione. Non sarà più possibile lasciare il lavoro con 62 anni di età e 38 di contributi. Dal 1° gennaio 2022, in assenza di una nuova legge, si determinerebbe uno "scalone" di ben 5 anni: l’età richiesta per accedere alla pensione di vecchiaia, salirebbe a 67 anni.
Su questo nodo si è aperto il dibattito tra Governo e sindacati, che premono per aprire subito un tavolo di confronto. È già pronto un pacchetto di richieste per definire nuove regole per la pensione anticipata: prima fra tutte, l'estensione della legge Dini, che consente il pensionamento a 64 anni, anche ai lavoratori che hanno il regime contributivo misto. Sbarra anagrafica che le parti sociali vorrebbero, addirittura, abbassare a 62 anni.
1) ETÀ FLESSIBILE. Si parte "dall'età flessibile", con la proposta di estendere quanto previsto dalla legge Dini, per chi ha l'intera pensione nel regime contributivo, in quanto ha iniziato a lavorare dal 1996, anche ai lavoratori più anziani, che rientrano nel regime misto (retributivo fino al 1995 e contributivo dopo). In altri termini, pensione a 64 anni con l'assegno calcolato solo con il metodo contributivo.
La legge Dini consente il pensionamento a partire da 64 anni d’età, a patto che la pensione maturata sia di importo pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale, circa 1.288 euro al mese. Ma i sindacati chiedono al Governo uno sforzo in più: abbassare la soglia a 62 anni, fermo restando il calcolo misto e ridurre l'accesso a 1,2-1,5 volte la pensione sociale.
La pensione di anzianità, oggi possibile a 42 anni e 10 mesi di contributi (un anno in meno per le donne), dovrebbe essere calcolata a prescindere dall’età, abbassando il limite per tutti a 41 anni.
2) LAVORI GRAVOSI. I sindacati ritengono insufficienti l’Ape sociale e le norme sui lavoratori precoci e le attività usuranti. poiché "riguardano poche migliaia di lavoratori ogni anno". L’Ape sociale è il sistema che permette il pensionamento anticipato, a 63 anni, solo ad una quindicina di categorie, a patto che si raggiungano 36 anni di contributi, che scendono a 30 anni in casi particolari.
Ampliare la platea delle attività gravose, includendo i lavori manuali e prevedendo l’uscita anticipata o una premialità per il coefficiente di trasformazione, così da compensare chi va in pensione prima e dare un assegno più alto a chi invece sceglie di restare, è un altro degli obiettivi in cantiere.
3) PENSIONE DONNE. Valorizzare le lavoratrici con figli e il lavoro di cura di disabili e anziani. Come?
La proposta sindacale prevede di estendere il meccanismo della riforma Dini, riservato a chi ha cominciato a lavorare dal 1996 in poi. Meccanismo che prevede, per ogni figlio fino a un massimo di tre, quattro mesi di abbuono. Significa, per esempio, che una lavoratrice con due figli può andare in pensione 8 mesi prima o, in alternativa, avere 8 mesi in più di contributi, ai fini del calcolo della pensione. Premio che potrebbe aumentare ad un anno per ogni figlio, con l'estensione anche a quanti hanno iniziato a lavorare prima del 1996.
Inoltre, viene proposto un abbuono di un anno per ogni 5 anni di lavoro di cura.
4) GIOVANI E PRECARI. I lavoratori che rientrano interamente nel regime contributivo, a differenza del retributivo, non avranno l’integrazione al minimo della pensione.
Questo significa che i precari rischiano di avere degli assegni bassissimi. Per evitarlo basterebbe un semplice ritorno all’integrazione uguale per tutti, a prescindere dalla carriera lavorativa, con un sistema di valorizzazione dei buchi contributivi e dei periodi di part -time atto a compensare l’assegno pensionistico, in rapporto al percorso lavorativo svolto.
5) POTERE D'ACQUISTO. Come migliorare il potere d’acquisto delle pensioni?
La ricetta, all'attenzione del Governo, è rafforzare la platea e l’importo della quattordicesima, aumentandola da 1.000 a 1.500 euro ed estendere le detrazioni previste per i dipendenti, anche ai pensionati, con un bonus fino 100 euro. L'altro capitolo riguarda i fondi pensionistici, che in Italia non sono mai decollati, tranne per la parte più forte dei lavoratori: maschi, col posto fisso e retribuzioni medio-alte. I giovani e le donne, specialmente se precari e con bassi stipendi, non risultano in grado di pagare contributi aggiuntivi, anche per la previdenza complementare, oltre che per quella obbligatoria Inps.
Per ampliare le adesioni ai fondi pensione, i sindacati propongono un nuovo semestre di silenzio-assenso (passati sei mesi dal termine fissato dalla legge si viene iscritti automaticamente al fondo, a meno che non ci sia stato un rifiuto esplicito) e strumenti per incentivare i lavoratori precari, e le piccole imprese.
6) CONTRATTO D'ESPANSIONE. Forme di uscita anticipata potrebbero essere utili, tenendo conto che una parte di coloro che perderanno il lavoro per la crisi Covid sono difficili da ricollocare. Per questo, si punta sull’estensione del "contratto d’espansione" alle piccole imprese, attualmente applicabile solo alle aziende con più di 250 dipendenti che devono ristrutturarsi: con un accordo sindacale, che deve contenere anche un programma di assunzioni, si possono mandare in pensione anticipata, fino a 5 anni, i lavoratori (i primi due anni a carico dell'Inps, il resto dell'azienda).