In pensione nel 2024 Ecco chi può andarci

2 Febbraio 2024

La stretta della Manovra, da Opzione donna fino a quota 103

L'AQUILA . Si delinea il quadro sulle pensioni in base alla legge di Bilancio 2024, anche se i dettagli delle singole prestazioni dovranno essere specificati tramite apposite circolari dell’Inps. Ma è possibile tracciare dei punti certi partendo dalla pensione di vecchiaia, per tutti i dipendenti pubblici e privati, che resta ferma a 67 anni di età con 20 anni di contributi, esattamente come stabilito dalla legge Fornero.
Confermata anche la proroga di un anno di Quota 103, con 62 anni e 41 anni di contributi. Tuttavia, chi aderirà nel 2024 avrà l’assegno decurtato due volte. Cambia invece il meccanismo delle rivalutazioni delle pensioni a fasce, con gli importi che cresceranno. Ecco gli approfondimenti necessari per inquadrare meglio questo importante tema.
QUOTA 103
Come si diceva, è confermata la proroga di un anno di «Quota 103» (62 anni e 41 anni di contributi). Tuttavia, chi aderirà nel 2024 avrà l’assegno decurtato due volte: l’intera pensione sarà calcolata con il sistema contributivo e non più con il sistema misto, vale a dire con il sistema retributivo sulle anzianità acquisite fino al 31 dicembre 1995 (31 dicembre 2011 se sussistono almeno 18 anni di contributi al 31.12.1995); la misura dell’assegno, calcolato come sopra descritto, non potrà risultare superiore a 2.272 euro lordi al mese (cioè quattro volte il trattamento minimo Inps) sino al compimento dell’età di 67 anni al posto delle cinque volte attuali (cioè 2.840 euro).
Le novità sulle pensioni 2024 vedono l’accrescere della durata delle finestre mobili, ovvero il tempo di attesa che deve trascorrere tra la maturazione dei requisiti (62 anni e 41 anni di contributi) e la percezione del primo rateo pensionistico. Rispetto agli attuali tre mesi (sei mesi per i dipendenti pubblici) l’attesa sale a sette mesi, e a nove per i dipendenti pubblici. Per il resto l’impianto della misura è lo stesso dell’attuale Quota 103.
OPZIONE DONNA
E APE SOCIALE
Opzione Donna viene confermata con le restrizioni attuali cioè solo caregiver, invalidi al 74% e disoccupate, a condizione che siano raggiunti 61 anni di età, uno in più rispetto al 2023, e 35 anni di contributi al 31 dicembre 2023. Restano le riduzioni di un anno del requisito dell’età anagrafica per ogni figlio fino a un massimo di due anni e le finestre mobili di 12 mesi per le dipendenti e 18 mesi per le autonome. L’Ape Sociale viene prorogata fino al 31 dicembre 2024, ma sale il requisito anagrafico: al posto di 63 anni si potrà accedere allo strumento con il requisito di almeno 63 anni e cinque mesi. Salta, inoltre, l’ampliamento delle categorie di lavoratori gravosi riconosciute nel biennio 2022-2023 e le relative riduzioni contributive per edili e ceramisti. Viene inoltre, aggiunta la regola dell’incumulabilità totale della prestazione con i redditi di lavoro dipendente o autonomo, ad eccezione del lavoro occasionale entro un massimo di 5.000 euro annui. L’assegno è sempre calcolato col sistema misto, ma con le limitazioni dell’importo massimo a 1.500 euro lordi mensili, senza tredicesima e senza gli adeguamenti dovuti all’inflazione fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia a 67 anni.
PENSIONI CONTRIBUTIVE
Per i contributivi puri, cioè i soggetti privi di anzianità al 31 dicembre 1995, viene eliminato il limite di 1,5 volte l’assegno sociale per l’accesso alla pensione di vecchiaia a 67 anni con almeno 20 anni di contributi, ma viene inserito un limite diversificato per accedere alla pensione a 64 anni e 20 anni di contributi. In particolare, si sale a 3 volte l’assegno sociale fatta eccezione per le donne con figli, nel cui caso la soglia resta pari a 2,8 volte se c’è solo un figlio. Mentre scende a 2,6 volte in presenza di almeno due figli.
La pensione a 64 anni e 20 anni di contributi, inoltre, registra ulteriori strette: l’assegno non potrà eccedere le 5 volte il minimo Inps, circa 2.840 euro lordi al mese, fino al raggiungimento dei 67 anni, l’età di vecchiaia; avrà una finestra mobile di tre mesi dalla maturazione dei requisiti e il requisito contributivo di 20 anni dovrà essere adeguato alla speranza di vita Istat, oltre a quello anagrafico. Cambia anche il meccanismo delle rivalutazioni delle pensioni a fasce. Nel 2024 gli importi degli assegni cresceranno: 100% per le pensioni fino a quattro volte il minimo; passano dall’85% al 90% per i trattamenti tra 4 e 5 volte il minimo; 53% le pensioni da 5 a 6 volte il minimo Inps; 47% per le pensioni da 6 a 8 volte il minimo Inps; 37% le pensioni da 8 a 10 volte il minimo Inps; scende dal 33 al 22% la rivalutazione degli assegni sopra 10 volte il minimo.
Viene, inoltre, confermata la super-rivalutazione assegni minimi per gli over 75.
SANITÀ ED ENTI LOCALI
Gli assicurati nelle ex casse di previdenza amministrate dal Tesoro in possesso di meno di 15 anni di contribuzione al 31 dicembre 1995, subiranno la prevista riduzione delle aliquote di rendimento della pensione solo se maturano i requisiti per la pensione anticipata dal 1° gennaio 2024, cioè 41 anni e 10 mesi di contributi le donne e 42 anni e 10 mesi di contributi gli uomini. Sono esclusi i soggetti che: sono collocati in quiescenza d’ufficio dall’amministrazione pubblica (per il raggiungimento del limite di 65 anni); accedono alla pensione con requisiti diversi dalla pensione anticipata come i lavori usuranti o Ape sociale; hanno maturato un diritto a pensione entro il 31 dicembre 2023 o sono già in pensione al 31 dicembre 2023.
L’emendamento che è stato messo a punto dal governo prevede ora: per medici, infermieri dipendenti di enti locali, ufficiali e aiutanti giudiziari e insegnanti di asilo e scuole primarie e parificate il taglio alla parte contributiva degli assegni fino al 25% solo sulle pensioni anticipate ordinarie, non su quelle di vecchiaia; per il personale sanitario diventa possibile la permanenza in servizio dopo la maturazione dei requisiti di uscita oltre i 40 anni di contribuzione e ogni mese di lavoro in più si riduce il taglio dell’aliquota di rendimento di un trentaseiesimo. Resta ferma l’età massima pensionabile, comunque, a 70 anni. Anche coloro che hanno più di 15 anni di contributi al 31 dicembre 1995, subiranno, inoltre, un aumento della finestra mobile in caso di accesso alla pensione anticipata, cioè 41 anni e 10 mesi di contributi le donne; 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini; 41 anni di contributi i lavoratori precoci.
RISCATTO CONTRIBUTI
Viene introdotta, infine, una nuova agevolazione sperimentale per il riscatto di periodi non coperti da contribuzione fino a cinque anni, rivolto agli iscritti a tutte le gestioni dell’Inps soggetti al calcolo contributivo, privi di contributi prima del 1996, con versamento degli oneri rateizzabile fino a 12 anni oppure tramite il datore di lavoro grazie a compensazione con premi di produttività.
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