In pensione, visitava in reparto Dogali chiede il rito abbreviato

Udienza rinviata al 28 settembre per il biologo a riposo, il primario Di Francesco e altri due dipendenti Il professionista è accusato di aver utilizzato attrezzature e strutture dell’ospedale tra il 2018 e il 2019
PESCARA. Sceglie la via del rito abbreviato Vincenzo Dogali, biologo pescarese oltre che ex presidente del consiglio comunale. La vicenda è quella legata all’attività abusiva che Dogali avrebbe svolto in ospedale dopo il suo pensionamento, che risale al 2015. Il pm Andrea Di Giovanni aveva chiesto per lui il rinvio a giudizio per esercizio abusivo della professione medica all’interno del reparto di medicina nucleare e per peculato: stesso reato, in concorso, che viene contestato anche al primario del reparto, Valerio Di Francesco, a un ausiliario e a un coadiutore amministrativo che lavorano nello stesso reparto, Lorenzo Sagazio e Paola Zuccarini.
Nel corso dell’udienza preliminare di ieri, i legali di tre dei quattro imputati, Dogali, Di Francesco e Sagazio, hanno deciso di chiedere di essere giudicati con il rito abbreviato, mentre per Zuccarini si andrà avanti con il rito ordinario e, dunque, con un eventuale rinvio a giudizio. Per questo è stato deciso il rinvio dell’udienza al 28 settembre, data in cui verrà discusso davanti al gup, Elio Bongrazio, il rito abbreviato per i tre e il rinvio a giudizio per la quarta imputata.
I fatti in contestazione sarebbero andati avanti dal 2018 e fino all’aprile del 2019, periodo in cui Dogali, secondo l’accusa, nella struttura ospedaliera avrebbe compiuto attività che non poteva più svolgere non solo perché ormai in pensione, ma soprattutto perché attinenti a questioni prettamente mediche e non compatibili con il suo titolo di biologo. E invece, con una frequenza maggiore nell’ultimo periodo, Dogali si sarebbe recato molto spesso in ospedale e Sagazio, secondo l’ipotesi accusatoria, con il suo badge gli avrebbe permesso di entrare da una porta secondaria del reparto e lo avrebbe aiutato, in diverse circostanze, anche per portare richieste di esami al Cup e far avere così una corsia preferenziale ai pazienti che, ignari del suo effettivo ruolo nella struttura, ancora si rivolgevano a lui per consigli o per eseguire esami diagnostici. Così come sarebbe stato aiutato dalla Zuccarini che lo avrebbe assistito anche in occasione di qualche prelievo di sangue che Dogali avrebbe eseguito senza essere autorizzato.
Il primario, dal canto suo, non poteva non sapere la reale posizione di Dogali, eppure avrebbe permesso a quest’ultimo di frequentare il reparto, addirittura firmando richieste di esami e prescrizioni che gli sottoponeva lo stesso Dogali. Gli avrebbe consentito di utilizzare non soltanto la struttura pubblica, ma anche le relative apparecchiature e la dotazione di materiale riservato ai soli medici dell’ospedale. Gli inquirenti avrebbero confezionato la richiesta di processo anche dopo aver visionato i filmati e avuto contezza delle intercettazioni telefoniche e ambientali cui l’imputato era sottoposto. Aveva microfoni nello studio dell’ospedale che utilizzava abusivamente e anche nel suo studio privato.
Ed è proprio grazie a questi supporti informatici che la procura ha potuto aprire un fascicolo parallelo che vede coinvolto, oltre a Dogali, anche Lorenzo Sospiri e l’ex consigliere regionale Alessio Monaco, accusati di corruzione elettorale per aver scambiato con Dogali promesse di incarichi e altre utilità in cambio di un supporto elettorale. E per queste ultime vicende il processo per i tre, Dogali, Sospiri e Monaco, è stato fissato al 6 luglio prossimo.
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