In piazza i dipendenti di iper e supermercati: paura di perdere tutto

Ieri, davanti al centro commerciale in zona aeroporto la manifestazione dei lavoratori che sperano in un accordo
PESCARA. Vertenza Auchan-Conad: ieri mattina, davanti all’iper Auchan vicino all’aeroporto, il presidio di un centinaio di lavoratori con le bandiere dei sindacati in mano e le lacrime agli occhi.
Concetta Forcucci e Guido Rulli, entrambi 47enni di Francavilla, si sono conosciuti e sposati al market sulla Tiburtina dove lavorano dal 1998: ora rischiano di «perdere il posto insieme». Massimo Crispino, 49 anni, è vestito da Santa Claus, ma non distribuisce doni ai bambini: si appoggia al suo bastone perché la salute è malferma e spera «dopo 21 anni in cui ho speso tutto me stesso dentro i supermercati Auchan di poter ancora dare un futuro ai miei bambini di 8 e 11 anni». Storie fra tante, di volti stanchi di «attese e risposte che non ci vengono date con chiarezza». C’è tensione e preoccupazione per il futuro, tra i lavoratori degli iper e supermercati Auchan-Simply del territorio che sperano in un futuro in Conad. La trattativa in corso tra Auchan-Simply e Conad, che sta rilevando le quote societarie dei punti vendita italiani, rischia di creare esuberi del personale con tagli di almeno 500 organici in Abruzzo, 400 dei quali in area metropolitana, gli altri nel resto della regione, prevalentemente nel Teramano. I punti vendita a rischio chiusura sul territorio pescarese sono 6 supermercati e due ipermarket: lo storico Mall di Cepagatti (oggi Borgo d’Abruzzo), i punti vendita di via Tiburtina, viale Pindaro a Pescara, Villa Raspa (Arca), Porto Allegro a Montesilvano e due a Silvi Marina, Simply e Universo.
Ieri mattina, davanti al centro commerciale “Porte di Pescara”(zona aeroporto), iper simbolo della vertenza per numero di lavoratori, 170, e spazi, più di 8mila metri quadrati di superficie, la protesta delle maestranze affiancate dalle sigle sindacali Fisascat Cisl, Uiltucs Uil, Filcams Cgil, rispettivamente rappresentate da Davide Frigelli, Bruno Di Federico, Alberto Stampone, Davide Urbano, Alessandra Di Simone e Lucio Cipollini.
«Chiediamo», sintetizzano i sindacalisti compatti, «che Auchan e Conad trovino un accordo prima della scadenza della vertenza fissata a giugno e che sia garantito il diritto al lavoro per tutti. I lavoratori vivono nell’incertezza dal maggio scorso, quando è emersa la notizia del passaggio degli Auchan Simply al gruppo Conad, ma hanno mutui da pagare e famiglie da mantenere. Anche la Regione si sta muovendo». La speranza è racchiusa nella parola: accordo. Ma intanto i lavoratori che oggi vedono nero, sperano che il futuro si colori di rosso Conad. Dice di avere «tanta paura» Giusy Schifanella, 51 anni, siciliana di Campofranco, in provincia di Caltanissetta, da dove è arrivata 21 anni fa piena di speranze: «Chi mi dà lavoro a questa età e con un figlio di 23 anni che studia alla D’Annunzio? Sono sola, ho bisogno di questo lavoro». Ha gli occhi umidi, Tiziana Schirinzi, 52 anni, due bimbi di 6 e 12 anni, un marito di 40 anni disoccupato: «Anche lui lavorava qui con me, per venti anni insieme. Guadagno 800 euro al mese col part time e pago un mutuo di 522 euro». Maria Caterina Stacca, 54 anni, è sarda originaria di Sassari, da 13 anni a Pescara per inseguire il sogno di un «lavoro sicuro ai supermercati Auchan insieme a mio marito Filippo Coccone, licenziato nel 2018. Abbiamo tre figli di 23, 25 e 31 anni che si arrangiano con qualche lavoretto, ma il mio stipendio di 900 euro, con 1100 euro al mese di mutuo, non basta. Sopravviviamo intaccando i risparmi di una vita, ma se salta il posto, si sfascia la famiglia».
Di Simone, Filcams Cgil, batte il ferro caldo: «Con questi stipendi si può solo sopravvivere, qui c’è gente che soffre comunque, malgrado abbia un lavoro. Ora manca la garanzia occupazionale».
Il risvolto romantico della storia la rivelano Concetta Forcucci e Guido Rulli, 47enni di Francavilla. Si sono conosciuti 21 anni fa dentro a Auchan sulla Tiburtina. Il loro amore è cresciuto mentre lui era al banco dei dolci e lei alle casse. Si sono sposati nel 2005 e insieme portano a casa uno stipendio di 2.300 euro, con un mutuo di 600 euro al mese e una bimba di 12 anni da crescere: «Rischiamo di perdere il lavoro entrambi, viviamo in uno stato d’ansia che non si può nemmeno descrivere, siamo fisicamente usurati e il futuro ci fa paura. Se perdiamo il posto la famiglia andrà a rotoli, diventeremo un “difetto” sociale e non possiamo dare un futuro a nostra figlia».
Paola Oronzo, 51 anni di Pescara, lavora al Borgo d’Abuzzo di Cepagatti: «Sono già part time, guadagno 650 euro al mese e se perdo il lavoro sono in mezzo alla strada», taglia corto. Concludono i rappresentanti dei sindacati, Frigelli, Stampone e Urbano: «Tante storie di persone che si sono incontrate nei supermercati, sfociate in matrimoni, che ora sono a rischio, la perdita dell’occupazione è un dramma. Il futuro potrebbe essere Conad, ci speriamo, anche se per ora solo silenzio». Oggi la protesta dei lavoratori abruzzesi si sposta davanti al Conad di Monsanpolo del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno.
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