In piazza la rabbia degli infermieri: noi dimenticati dopo l’emergenza

10 Giugno 2020

La manifestazione del sindacato Nursind a Pescara: dopo encomi e applausi servono fatti concreti Il flash mob aperto dal ricordo degli operatori vittime del Covid con i fiori e le note del “Silenzio”

PESCARA. Le bandiere a terra, un mazzo di fiori bianchi tra le calzature indossate in ospedale e le note del “Silenzio”. Così i lavoratori abruzzesi che aderiscono al Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche, hanno ricordato i colleghi deceduti in tutta Italia nei mesi difficili dell’emergenza coronavirus. Ieri mattina in circa 70, disciplinati e distanziati, si sono ritrovati in piazza Alessandrini a Pescara, di fronte alla sede dell’assessorato regionale alla Sanità. Per commemorare chi è caduto in prima linea in quella che spesso è stata descritta come una «guerra», ma anche per rivendicare diritti e dignità di coloro che sempre sono stati definiti «eroi», ma che troppo presto hanno iniziato a sentirsi dimenticati.
IL RICORDO «Siamo qui per onorare il sacrificio degli infermieri italiani deceduti a causa del coronavirus», ribadisce il segretario regionale Andrea Liberatore, che sottolinea: «Deceduti perché costretti a lavorare senza protezioni adeguate». Una circostanza che spesso, soprattutto nei primi giorni dell’emergenza, è stata ricordata dai sindacati. Vengono stese a terra le bandiere del Nursind, e ognuno dei partecipanti al flash mob, indossando la maglietta del Nursind, fa volare in aria un palloncino bianco mentre risuonano le note del “Silenzio”.
L’INIZIATIVA La manifestazione di piazza Alessandrini rientra in un più ampio programma di iniziative che il Nursind sta portando in tutte le principali piazze italiane per dare voce alle rivendicazioni degli operatori sanitari. Il flash mob di Pescara è stato il sesto dopo quelli di Torino, Ancona, Firenze, Genova e Perugia. Altre cinque sono quelle attualmente in scaletta, a partire da quelle che oggi si svolgono contemporaneamente a Palermo e Milano. A Bologna e Bari sono in programma i prossimi appuntamenti.
I NUMERI Durante il flash mob pescarese sono stati ricordati i numeri con cui la categoria ha dovuto fare i conti durante la “guerra del Covid”: sono stati 25mila gli operatori sanitari contagiati, e tra questi 500 casi sono stati registrati in Abruzzo. Ben 40 infermieri sono morti a causa della malattia, e 163 medici. Anche la nostra regione ha dovuto fare i conti con una morte: quella di Francesco Di Berardino, infermiere 60enne di Scafa in servizio nei reparti di Chirurgia di Pescara e Popoli, venuto a mancare a fine aprile.
LA RABBIA Ogni manifestante espone un cartello che esprime lo stato d’animo di delusione per la scarsa considerazione della quale gli infermieri si sentono destinatari nel post emergenza: «Noi “eroi” come buste... usate e buttate via», «Professionisti solo quando vi conviene» e «Professionisti da sempre dimenticati». Fino a quelli più duri e un po’ sopra le righe come «Dei contentini si accontentano solo i vostri lecchini».
LA PROTESTA «Nel corso di questa emergenza siamo stati definiti “angeli” ed “eroi”, e tante sono state le promesse fatte dal Governo, a partire da quella di non scordarsi di noi», ricorda Vincenzo Pace, segretario provinciale del Nursind di Chieti, «erano stati promessi mille euro una tantum, che però non sono arrivati in busta paga: è una circostanza che ci amareggia non tanti per i mille euro in sé, ma perché questo sembra essere un evidente segnale di dimenticanza una volta passata la fase più dura dell’emergenza».
LA MANIFESTAZIONE In piazza Alessandrini sono intervenuti anche gli altri segretari provinciali abruzzesi: Antonio Argentini di Pescara, Giuseppe De Zolt di Teramo e Antonio Santilli dell’Aquila. E tra un intervento e l’altro, il canovaccio della manifestazione ha visto gli infermieri scandire il proprio «No» deciso alle domande secche urlate dal megafono: «Avete ricevuto tempestivamente i dispositivi di protezione individuali idonei?», oppure «È stata retribuita a tutti l’indennità di malattia infettive?». Ma soprattutto: «Vi bastano l’encomio e l’etichetta di “eroi”?».
LE RIVENDICAZIONI L’ultimo «No» è quello che introduce le richieste che la categoria porta all’attenzione della Regione, e in particolare dell’assessore alla Sanità Nicoletta Verì, apprezzata «per la disponibilità dimostrata nei confronti delle tematiche portate al tavolo della discussione». Adesso però è giunto il momento di passare ai fatti, e questo significa investire concretamente nella categoria e nel settore sanitario: «Se c’è una cosa che ci ha insegnato il Covid, è che le risorse umane sono l’anello più importante della catena dell’assistenza: i bilanci e i numeri non sono tutto in una società civile, che per definirsi tale ha bisogno di investimenti in risorse umane». Assunzioni e regolarizzazioni sono quindi le risposte concrete che gli “eroi” tornano a chiedere con forza dopo mesi di elogi e di applausi.
IL CONTRATTO Il Nursind abruzzese ha portato in piazza a Pescara anche le più ampie richieste nazionali, «perché è arrivato il momento di uscire dall’ombra e vedere il nostro ruolo riconosciuto sia socialmente ma soprattutto economicamente». E qui il punto è «un nuovo contratto dignitoso, scaduto da 14 anni nel settore privato e da due in quello pubblico, in linea con la media europea, perché», fa notare l’organizzazione sindacale delle professioni infermieristiche, «attualmente la media in Italia è di 1.400 euro al mese, mentre in Europa è di 1.900».
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