In pronto soccorso l’afflusso dei pazienti è salito del 30 per cento, attese fino a 12 ore

Vacanze da urlo per il pronto soccorso (nella foto), preso d’assalto più che in altri periodi, proprio a causa delle complicanze di questa influenza. Il risultato è stato quello di attese arrivate...
Vacanze da urlo per il pronto soccorso (nella foto), preso d’assalto più che in altri periodi, proprio a causa delle complicanze di questa influenza. Il risultato è stato quello di attese arrivate anche a dodici ore per i casi meno gravi e che solo ieri pomeriggio, ad esempio, superavano le sette ore per i codici verdi, e le due ore e mezza per i gialli.
A farne le spese, oltre ai pazienti ovviamente (molti dei quali hanno preferito andarsene dopo ore di attesa invano), è stato lo stesso personale costretto a turni massacranti con 4 medici la mattina, 4 il pomeriggio e tre la notte. Medici che comunque, a fatica, hanno cercato di far fronte alla mole di lavoro. Rispetto a una media di 250-300 accessi giornalieri, infatti, durante queste festività ormai agli sgoccioli si è registrato un aumento di almeno il 30 per cento. Con la difficoltà, anche quando il paziente veniva visitato, di trovargli, laddove fosse necessario il ricovero, un posto letto nei reparti dell’ospedale già sovraffollati. Come quelli di Pediatria, Medicina e Geriatria.
«Il problema», dicono gli addetti ai lavori, «è che per molti il pronto soccorso è la prima risposta a qualsiasi problema di salute, dimenticando che il primo passaggio va invece fatto dal proprio medico di base». Ma ad aumentare il “traffico” nella sala d’attesa del pronto soccorso ospedaliero ci si mettono anche gli extracomunitari e tutti coloro che il medico non ce l’hanno, e per i quali il pronto soccorso diventa davvero l’unico porto sicuro. E caldo, anche per passarci la notte. Una garanzia per cui restano ad aspettare il proprio turno, registrato con un codice verde, di poco conto, anche fino a dodici ore. Perché c’è chi rinuncia e se ne va. Ma c’è pure chi, per dodici ore, in sala d’attesa ci resta. (s.d.l.)

