In regione più pensionati che occupati

23 Novembre 2023

I dati Inps e Inail elaborati da Cgia Mestre rivelano un saldo negativo di 33mila unità, Chieti e L’Aquila soffrono di più

L'AQUILA. In Abruzzo ci sono più pensionati che occupati. La regione segue il trend di tutto il Sud Italia dove chi lavora è in numero inferiore rispetto a chi percepisce un assegno mensile pensionistico. Il sorpasso è certificato dall'ultima ricerca dell'ufficio studi della Cgia di Mestre, che ha elaborato i dati Inps e Inail, delineando un quadro allarmante per la sostenibilità dell'intero sistema. Dietro i numeri diffusi dalla Cgia si cela la combinazione di tre fattori specifici: denatalità, invecchiamento della popolazione e lavoro irregolare. A livello nazionale si contano 22 milioni e 772mila pensionati e 23milioni 89mila occupati, mentre nelle regioni del Sud e delle Isole i pensionati sono 7 milioni 209mila e i lavoratori attivi 6 milioni 115mila.
In Abruzzo i pensionati superano gli occupati: 516mila contro 483mila, con un saldo negativo di 33mila unità. Sul dato regionale pesano, soprattutto, le tendenze delle province di Chieti e L'Aquila, dove si contano 15mila lavoratori in meno rispetto ai cittadini che hanno lasciato il mondo produttivo. Un fenomeno più contenuto nella provincia di Pescara e in quella di Teramo dove i passivi sono, rispettivamente, di 1.000 e di 2.000 unità. Quanto sta accadendo pone una serie di problematiche per il Mezzogiorno: se sulle dinamiche demografiche non è possibile incidere nell'immediato si può agire per combattere il lavoro nero per recuperare contribuenti attivi e risorse per lo Stato. L'Abruzzo si pone a metà della classifica delle regioni in rosso, dove gli occupati risultano in numero inferiore rispetto ai pensionati. Fanno peggio Liguria, Umbria, Sardegna, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia.
«Nei prossimi 5 anni, quasi il 12% degli italiani lascerà il posto di lavoro per aver raggiunto il limite di età. Tra il 2023 e il 2027, il mercato del lavoro in Italia richiederà circa tre milioni di addetti chiamati a sostituire chi andrà in pensione, mentre saranno sempre meno i giovani destinati a entrare nel mercato del lavoro», evidenzia lo studio della Cgia di Mestre, «una possibile soluzione per invertire il trend, può essere quella di allargare la base occupazionale, facendo emergere molti dei lavoratori invisibili che svolgono un’attività in nero, circa 3 milioni secondo l’Istat». La seconda proposta riguarda «l'incentivazione dell’ingresso delle donne nel mercato del lavoro, rafforzando le politiche che aiutano la crescita demografica, ma anche l'innalzamento del livello di istruzione della forza lavoro».
Negli ultimi cinque anni la popolazione italiana in età lavorativa, tra i 15 e i 64 anni, è scesa di oltre 755mila unità: solo nel 2022 la contrazione è stata pari a 133mila lavoratori. Il problema è la sostenibilità del sistema: meno lavoratori devono far fronte alle spese per il pagamento di un maggior numero di pensioni. E, alla luce dei dati, l'emergenza potrebbe investire in modo pensante anche l'Abruzzo. «Un Paese che registra una popolazione sempre più anziana potrebbe avere nei prossimi decenni seri problemi a far quadrare i conti pubblici», riferisce lo studio della Cgia, «in particolar modo a causa dell’aumento della spesa sanitaria, pensionistica, farmaceutica e di assistenza alle persone, derivazione diretta di una popolazione che invecchia. Inoltre, con una presenza di over 65 molto diffusa, alcuni importanti settori economici potrebbero subire contraccolpi negativi. Con una propensione alla spesa molto più contenuta della popolazione giovane, una società costituita prevalentemente da anziani rischia di ridimensionare il giro d’affari del mercato immobiliare, dei trasporti, della moda e del settore ricettivo».