In rivolta 1.600 avvocati: riaprite subito il tribunale

I legali chiedono di far celebrare le udienze e la riattivazione delle cancellerie
PESCARA. Monta la protesta di tutta l'avvocatura pescarese contro i ritardi della ripresa dell'attività della giustizia. Dalle singole prese di posizione dei giorni scorsi da parte di alcune associazioni, si è passati ora a un fronte comune. Una protesta che porta la firma di quattro categorie di avvocati che rappresentano la quasi totalità degli oltre 1600 professionisti del foro pescarese.
IL DOCUMENTO Firmatari del documento indirizzato al presidente del tribunale, Angelo Mariano Bozza, al procuratore Massimiliano Serpi, al presidente della sezione penale, Maria Michela Di Fine e al collega della sezione civile, Carmine Di Fulvio, sono gli avvocati Vincenzo Di Girolamo, quale presidente della Camera penale, Marcello Pacifico dell'Associazione nazionale forense, Andrea Cocchini, in rappresentanza dei giovani avvocati dell'Aiga, e Lola Aristone per gli Avvocati giuslavoristi italiani.
ISOLAMENTO FORZATO Una massiccia e unitaria presa di posizione che fa capire quanto questo forzato "isolamento" dell'attività dei tribunali causato dalla pandemia e dal pericolo contagio, sia ormai divenuto un problema fin troppo serio sia per la questione economica che sta mettendo in crisi l'avvocatura, sia per i forti disagi che questa emergenza sta causando all'utenza in termini di mancata giustizia.
Per questo motivo, i rappresentanti delle quattro importanti associazioni chiedono a gran voce «l'immediata riapertura, agli avvocati e all'utenza, delle cancellerie civili e penali e delle segreterie degli uffici giudiziari, nelle modalità già previste, disposte a tutela di tutti gli operatori e fruitori del servizio giustizia».
Una riapertura totale di palazzo di giustizia, nel pieno rispetto delle precauzioni da tenere in termini di distanziamento sociale e similari, e soprattutto senza la limitazione degli appuntamenti e gli ingressi contingentati per tutti.
MENO CONTAGI I rappresentanti degli avvocati di Pescara fanno riferimento anche all'attuale situazione sanitaria, in netto miglioramento; ai confortanti dati regionali dai quali si evince il costante e più che significativo calo del pericolo epidemiologico; ai provvedimenti di riapertura di tutte le attività disposto dalla Regione Abruzzo; ma anche alle linee guida del Csm (Consiglio superiore della magistratura) e per ultimo al comunicato stampa del 5 giugno scorso del ministero della Giustizia dove si afferma che «la giustizia deve tornare in tempi celeri alla normalità» e che le eccezioni «dovranno essere debitamente motivate da ragioni sanitarie conclamate».
PROTOCOLLO UNICO Gli avvocati chiedono quindi l'adeguamento «dell'adottando protocollo unico a criteri di massima tutela delle facoltà processuali delle parti e dei difensori e della dialettica fra le stesse e fra di esse e l'ufficio che, allo stato, appaiono assicurati dal protocollo della Corte d'appello, peraltro non applicato in modalità omogenea dagli altri uffici».
Come si ricorderà, per il settore civile era stato stilato un protocollo guida di tutto il distretto mentre per il penale ogni tribunale ne ha adottato uno suo, causando così una differenziazione piuttosto evidente, «facendo apparire», scrivono i professionisti di Pescara, «altrimenti manifeste la violazione del fondamentale principio di uguaglianza e l'ingiustificata difficoltà e rischiosità dell'esercizio dei diritti in giudizio».
SETTORE PENALE Per quanto riguarda la materia penale, le quattro sigle chiedono che, nel breve periodo, le attività giurisdizionali, così come previsto dal protocollo sottoscritto il 5 maggio scorso, «possano essere implementate con la celebrazione delle prime udienze dibattimentali, delle discussioni e delle udienze preliminari a prescindere dal numero degli imputati e che, comunque, a far data dal primo luglio, si possa riprendere in toto l'attività ordinaria della sezione penale e dell'ufficio del gip/gup».
SETTORE CIVILE Nel settore civile, «la progressiva ripresa e svolgimento di udienze in presenza, a orari prefissati e con l'adozione di tutte le cautele, anche ampliando il numero delle giornate e delle ore a ciò dedicate, limitando correlativamente le udienze da remoto e con trattazione scritta ed evitando rinvii che vadano al di là nel tempo di quanto effettivamente richiesto dall'attuale situazione emergenziale».
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